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  2. Introduzione: Nonostante le elevatissime percentuali di successo delle riabilitazioni protesiche eseguite su impianti osteointegrati, alcuni studi meta-analitici riportano un numero sempre maggiore di complicanze dovute a periimplantite (Hashim, 2020). Nonostante sia stata ampiamente dimostrata l'eziologia batterica della periimplantite, una serie di fattori favorenti sono stati progressivamente identificati; tra questi, il malposizionamento implantare rappresenta un fattore di rischio significativo. Quando un impianto è posizionato troppo vicino a un dente naturale o a un altro impianto è possibile prevedere un maggior rischio di riassorbimento osseo crestale (Lindhe, 2015). Allo stesso modo, impianti in posizione eccessivamente buccale (spessore osseo < 1 mm) o addirittura al di fuori della compagine ossea sono piu' suscettibili nei confronti di deiscenze a carico dei tessuti duri e molli: l'esposizione di una parte della superficie implantare favorisce l'accumulo di biofilm batterico aumentando il rischio di periimplantite (Giovannoli, 2016). Il caso clinico in oggetto descrive la rimozione di un impianto malposizionato e la sua immediata sostituzione in associazione a una procedura di Rigenerazione Ossea Guidata (GBR). Conclusioni: In caso di gravi malposizionamenti implantari, la rimozione e la sostituzione immediata o dilazionata con un nuovo impianto che abbia una posizione tridimensionale corretta può risultare determinante per evitare future complicanze. Quando le manovre di rimozione implantare dovessero esitare in un difetto dei tessuti duri e molli, è consigliabile associare all'inserimento del nuovo impianto una procedura di Rigenerazione Ossea Guidata (GBR).
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  4. Francesco Simoni

    Corso Teorico Pratico Di Gnatologia 2023

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  5. Introduzione: Il successo di impianti post-estrattivi immediati ha dimostrato di poter essere assolutamente paragonabile a quello ottenuto da un approccio di tipo differito o ritardato (Chen, IJOMI 2004). Alcuni Autori (Novaes, IJOMI 1995) difendono la possibilità di inserire impianti post-estrattivi immediati anche in siti infetti in associazione a un piano di profilassi antibiotica e ad un accurato debridement dell'alveolo. Unitamente a questo protcollo chirurgico ormai da tempo acclarato, è possibile sfruttare le documentate proprietà della cavitazione ultrasonica (Tarquini, Implant Tribune 2021; Tarquini, DT Online Magazine 2021) all'interno dell'alveolo post-estrattivo per contribuire a diminuire ulteriormente il rischio di infezioni postoperatorie. CASO CLINICO #1 CASO CLINICO #2 Conclusioni: La cavitazione ultrasonica ha dimostrato di essere estremamente efficace nella distruzione del biofilm batterico adeso ad una superficie anche a livello microscopico, principalmente per effetto della formazione di microstreaming acustico e onde d'urto. Il presente articolo ha illustrato l'impiego del dispositivo “PIEZOCLEAN by Dr. Giacomo Tarquini” come ausilio ai tradizionali metodi di debridement dell'alveolo nell'inserimento di impianti post-estrattivi immediati in siti infetti.
  6. Introduzione: Il successo di impianti post-estrattivi immediati ha dimostrato di poter essere assolutamente paragonabile a quello ottenuto da un approccio di tipo differito o ritardato (Chen, IJOMI 2004). Alcuni Autori (Novaes, IJOMI 1995) difendono la possibilità di inserire impianti post-estrattivi immediati anche in siti infetti in associazione a un piano di profilassi antibiotica e ad un accurato debridement dell'alveolo. Unitamente a questo protcollo chirurgico ormai da tempo acclarato, è possibile sfruttare le documentate proprietà della cavitazione ultrasonica (Tarquini, Implant Tribune 2021; Tarquini, DT Online Magazine 2021) all'interno dell'alveolo post-estrattivo per contribuire a diminuire ulteriormente il rischio di infezioni postoperatorie. CASO CLINICO #1 CASO CLINICO #2 Conclusioni: La cavitazione ultrasonica ha dimostrato di essere estremamente efficace nella distruzione del biofilm batterico adeso ad una superficie anche a livello microscopico, principalmente per effetto della formazione di microstreaming acustico e onde d'urto. Il presente articolo ha illustrato l'impiego del dispositivo “PIEZOCLEAN by Dr. Giacomo Tarquini” come ausilio ai tradizionali metodi di debridement dell'alveolo nell'inserimento di impianti post-estrattivi immediati in siti infetti.
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  8. CORSO TEORICO PRATICO DI ORTODONZIA DELLE FUNZIONI E TRATTAMENTO DELLE MALOCCLUSIONI IN RELAZIONE ALLA DINAMICA CRANIO-FACCIALE. LA TECNICA MEAW E GEAW Per vedere il programma completo e per iscriverti, clicca qui
  9. Ausra Ramanauskaite, Karina Obreja & Frank Schwarz. Surgical Management of Peri-implantitis. Current Oral Health Reports volume 7, pages 283–303 (2020)
  10. Un interessante articolo per approfondire l'argomento: CLICK HERE Un saluto Giacomo Tarquini
  11. Sottopongo alla tua attenzione un recente lavoro che spero possa chiarire in primis alcune differenze dal punto di vista operativo tra i vari metodi di strumentazione radicolare: In secundis, andrebbe poi sottolineato un dato forse ancor piu' importante: in seguito alla strumentazione della superficie radicolare (sia con strumentazione manuale che rotante) si assiste, come ben noto, all'inevitabile formazione dello smear layer (la cui presenza è stata osservata fino a 28 giorni dopo la strumentazione) che può agire come una vera e propria barriera fisica tra il coagulo ematico e la superficie radicolare favorendo in questo modo un processo di riparazione mediante attacco epiteliale lungo piuttosto che un processo di rigenerazione parodontale con formazione di nuovo attacco funzionalmente orientato associato a neocementogenesi (Rocha et al, Braz Oral Res 2015) che è invece il fine ultimo della Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR). Poichè è stato dimostrato che l'esecuzione del RSD (Nakib, J Periodontol 1982; Smart, J Clin Periodontol 1980; Wennstrom, J Clin Periodontol 2005) mediante un dispositivo ad ultrasuoni consente la completa rimozione dello smear layer (Cameron , JOE 1983) evitando pertanto le conseguenze di cui sopra, quest'ultimo viene attualmente indicato come strumento di elezione in terapia rigenerativa: In tertiis, l'impiego di strumenti rotanti, seppur dedicati, non può in alcun modo giovarsi dell'effetto combinato del microstreaming acustico e della cavitazione ultrasuonica: Spero di aver risposto in maniera sufficientemente esauriente alla tua domanda; in caso contrario non esitare a chiedere. un saluto Giacomo Tarquini
  12. Bel caso. Secondo te possono essere utilizzate frese tipo perioset a grana fine all'interno della forca?
  13. Grazie a te, sei sempre gentilissimo 😊 Se hai domande o dubbi riguardo al caso clinico in oggetto non esitare a chiedere. Un saluto Giacomo Tarquini
  14. INTRODUZIONE: La peri-implantite è definita come un processo su base infettiva che colpisce i tessuti peri-implantari duri e molli che ha come risultato una perdita ossea progressiva associata a infiammazione dei tessuti molli con sanguinamento e supperazione (Albrektsson & Isidor 1994; Mombelli 1999). In relazione alla morfologia del difetto osseo esistono sostanzialmente tre tipi di approccio: approccio rigenerativo, approccio resettivo o terapia combinata (Klinge et al. 2002, Schwarz, 2012-2015). In presenza di specifiche condizioni cliniche, quali ad esempio difetti ossei di tipo orizzontale o a una parete in aree non estetiche alcuni Autori suggeriscono un approccio resettivo comprendente ostectomia/osteoplastica (Lozada et al. 1990; Buser & Maeglin 1996; Lang et al. 2000) associate a implantoplastica con eliminazione delle spire implantari esposte e lucidatura della superficie implantare (Rimondini et al. 2000, Romeo et al. 2005). Il protocollo clinico per la terapia di tali difetti consiste in (Mombelli 1999): (a) rimozione del biofilm batterico sopragengivale, (b) esecuzione di un lembo di accesso chirurgico, (c) rimozione del tessuto reattivo e decontaminazione della superficie implantare, (d) correzione dell'architettura ossea crestale (chirugia ossea resettiva), (e) modificazione della macro e micromorfologia implantare (implantoplastica), (f) ristabilimento di una corretta igiene orale. Nel caso clinico presentato la decontaminazione della superficie implantare (c) è stata effettuata mediante un dispositivo piezoelettrico che sfrutta la cavitazione ad ultrasuoni (Piezoclean by Dr. Giacomo Tarquini) CONCLUSIONI: L'approccio osseo resettivo associato a decontaminazione della superficie implantare e implantoplastica ha dimostrato di poter rappresentare una strategia affidabile e predicibile nella terapia delle peri-implantiti.. Nel caso clinico presentato la decontaminazione della superficie implantare è stata effettuata mediante un dispositivo piezoelettrico che sfrutta la cavitazione ad ultrasuoni (Piezoclean by Dr. Giacomo Tarquini). Per ulteriori approfondimenti: CLICK HERE
  15. INTRODUZIONE: La peri-implantite è definita come un processo su base infettiva che colpisce i tessuti peri-implantari duri e molli che ha come risultato una perdita ossea progressiva associata a infiammazione dei tessuti molli con sanguinamento e supperazione (Albrektsson & Isidor 1994; Mombelli 1999). In relazione alla morfologia del difetto osseo esistono sostanzialmente tre tipi di approccio: approccio rigenerativo, approccio resettivo o terapia combinata (Klinge et al. 2002, Schwarz, 2012-2015). In presenza di specifiche condizioni cliniche, quali ad esempio difetti ossei di tipo orizzontale o a una parete in aree non estetiche alcuni Autori suggeriscono un approccio resettivo comprendente ostectomia/osteoplastica (Lozada et al. 1990; Buser & Maeglin 1996; Lang et al. 2000) associate a implantoplastica con eliminazione delle spire implantari esposte e lucidatura della superficie implantare (Rimondini et al. 2000, Romeo et al. 2005). Il protocollo clinico per la terapia di tali difetti consiste in (Mombelli 1999): (a) rimozione del biofilm batterico sopragengivale, (b) esecuzione di un lembo di accesso chirurgico, (c) rimozione del tessuto reattivo e decontaminazione della superficie implantare, (d) correzione dell'architettura ossea crestale (chirugia ossea resettiva), (e) modificazione della macro e micromorfologia implantare (implantoplastica), (f) ristabilimento di una corretta igiene orale. Nel caso clinico presentato la decontaminazione della superficie implantare (c) è stata effettuata mediante un dispositivo piezoelettrico che sfrutta la cavitazione ad ultrasuoni (Piezoclean by Dr. Giacomo Tarquini) CONCLUSIONI: L'approccio osseo resettivo associato a decontaminazione della superficie implantare e implantoplastica ha dimostrato di poter rappresentare una strategia affidabile e predicibile nella terapia delle peri-implantiti.. Nel caso clinico presentato la decontaminazione della superficie implantare è stata effettuata mediante un dispositivo piezoelettrico che sfrutta la cavitazione ad ultrasuoni (Piezoclean by Dr. Giacomo Tarquini). Per ulteriori approfondimenti: CLICK HERE
  16. Un recente articolo pubblicato su J Contemp Dent Pract: CLICK HERE
  17. INTRODUZIONE: La terapia delle lesioni inter-radicolari è differenziata in base al grado di coinvolgimento della forcazione e può essere condotta secondo differenti modalità, tra cui la rigenerazione tissutale guidata della forcazione radicolare (GTR). La terapia rigenerativa di una lesione della forcazione radicolare ha lo scopo di ottenere una restitutio ad integrum del tessuto di supporto (riempimento del difetto con osso neoformato, cemento e fibre del legamento parodontale funzionalmente orientate) andato perduto a causa della malattia parodontale. va sottolineato che la terapia rigenerativa delle forcazioni radicolari ha una predicibilità limitata alle lesioni nei molari mandibolari di Classe II (sec. Hamp & Nyman); risultati progressivamente meno validi sono attesi nelle lesioni dei molari mascellari di Classe II che interessano esclusivamente l’aspetto buccale, nella rigenerazione delle lesioni mascellari di Classe II mesiali e distali (sia molari sia premolari) e nelle lesioni di Classe III (sia mascellari sia mandibolari). Viene presentato un caso clinico di GTR di una lesione inter-radicolare di Classe II su un primo molare mandibolare trattata mediante Flex Cortical Sheet associata a un innesto di origine eterologa. CONCLUSIONI: La rigenerazione tissutale guidata (GTR) delle lesioni mandibolari di Classe II mediante una lamina in corticale di origine eterologa a lento riassorbimento (Flex Cortical Sheet) ha consentito di raggiungere soddisfacenti risultati clinici, per il mantenimento dei quali si rivela di fondamentale importanza il controllo di tutti i possibili fattori di rischio per malattia parodontale sia locali che sistemici. Altrettanto essenziale è la necessità che il paziente dimostri un'elevata compliance nei confronti delle terapie erogate e che lo stesso sia arruolato in uno scrupoloso programma di terapia parodontale di supporto (SPT). Per ulteriori approfondimenti: CLICK HERE
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