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  3. Di Paolo Bortolini * in questa ultima puntata della serie sul “costo orario” nello studio dentistico, si conoscerà una particolare formula (la “formula di Bortolini”), in grado di spiegare e simulare l’economia della singola prestazione e dell’intera attività. Un vero “modello economico” dell’attività odontoiatrica. Questa formula è stata scoperta e pubblicata dall’autore di questo articolo nel 2001. Riassunto delle puntate precedenti Nella prima puntata si è definito il “costo orario” (CO) come una tecnica contabile per ripartire in modo equo alcuni particolari costi dello studio sulle singole prestazioni già eseguite. E’ stato quindi mostrato che avere un “costo orario” alto o basso non fa differenza sul piano del risultato economico complessivo dell’attività, che rimane lo stesso. Nella seconda puntata si è definito quale “tempo” sia da utilizzare nei calcoli del “costo orario” e si è spiegato perché se un paziente “salta” l’appuntamento non è possibile caricargli alcun costo (chi sostiene che la “poltrona ferma” produce costi non sa ciò che dice); nella terza puntata si è passati a classificare i costi da utilizzare per il calcolo, dando nuove visioni e correggendo le tante imprecisioni portate sul punto da altri autori; nella quarta puntata si è passati ad esempi pratici di calcolo, mostrando quello corretto, bastato sul solo tempo, e quello distorto, da evitare, basato sull’orario di apertura e il numero di poltrone, e infine su come si deve stimare il “costo orario” per le prestazioni ancora da eseguire. Vi è una diffusa convinzione secondo cui “spiegare l’economia ai medici è impossibile”. Ho sempre cercato, con alterni successi, di sfatarla. Un bel giorno, dopo anni di raccolta e analisi dei dati, un’applicazione della tecnica nota come “analisi del punto di pareggio” mi portò ad una scoperta importante: una particolare formula, cui detti il mio cognome. La formula spiegava l’economia ai medici perché trasformava i fatti economici in tempo, che è la sola e unica “capacità produttiva” del dentista, dal momento che, per il momento, “le poltrone” non hanno le mani per poter operare, come sembra credere qualcuno. Un “modello economico” generale dell’odontoiatria L’idea era chiara: anziché misurare in denaro il guadagno o la perdita di una prestazione eseguita o da eseguirsi, lo misuriamo in tempo. L’ispirazione a quella ricerca, coronata dalla scoperta di quella formula, veniva da uno dei miei primi clienti dentisti, che sosteneva: “per me, il tempo e il denaro sono la stessa cosa. Mi interessa guadagnare di più attraverso innovazioni organizzative, ma se le stesse mi danno più tempo libero, sono ugualmente contento.”. L’idea del mio cliente mi aveva affascinato e ispirato. In questo articolo presento per i suoi sommi capi il risultato ottenuto. Dunque, normalmente si misura l’economia di una prestazione con il metro “Euro”: dal prezzo della stessa si sottraggono i costi che si ritiene ad essa associabili, vuoi in modo “diretto” che “indiretto”, e si ottiene un valore, sempre metro “Euro”, da giudicare. Una formulazione un po’ più raffinata di quella ora esposta, può essere la seguente (i dati sono puramente indicativi): Il risultato ottenuto, 10 €, dice meno di quanto invece potrei sapere convertendo il denaro in tempo. Come si fa? Appunto, con la “formula di Bortolini”. La formula in forma estesa è: In forma “compatta” la “formula di Bortolini” è: Margine di contribuzione/Costo orario = T.E.D. Applicandola al nostro esempio, si ottiene: 70 €. / 1 €. * = 70 minuti * quando si lavora su una singola prestazione, per maggiore chiarezza si usa il “costo a minuto”, dato da “costo orario”/60 Il significato del T.E.D. può essere interpretato come il tempo che l’economia di una prestazione svolta in un certo studio consente di dedicare a quella prestazione senza rimetterci (pareggio). Se si impiega meno tempo del T.E.D. si guadagna, se invece ci si mette di più, si perde: Il passaggio inverso, cioè dal tempo tornare agli Euro, si fa così: (T.E.D. – Tempo effettivamente dedicato) x Costo a minuto = €. guadagnati/persi Nel nostro esempio: 10 min. x 1 €. = 10 €. Con la “formula di Bortolini”, noti i tempi esecutivi medi delle varie prestazioni, i consumi medi e il “costo orario”, è possibile testare la tenuta economica dei propri tariffari in un attimo. Ulteriori applicazioni della formula, praticamente senza limiti, si hanno utilizzandola per risolvere equazioni di primo grado riferite ai suoi singoli componenti. Ad esempio, si può stimare, dato il prezzo e noti i consumi e il costo orario, il prezzo da chiedere per avere un certo rendimento percentuale. Ad esempio, con i dati dell’esempio precedente e immaginando di testare l’ipotesi di delegare la prestazione a un collaboratore cui si offre il 25% del prezzo (25 €.), volendo continuare ad avere lo stesso rendimento percentuale di quando la si eseguiva in proprio (10% come da esempio precedente), lo sviluppo del calcolo è: Un altro esempio applicativo della “formula di Bortolini” può riguardare la stima del tempo massimo dedicabile per restare all’interno di date condizioni economiche e non rimetterci, ad esempio, sempre con i dati dell’esempio iniziale: ovviamente, per far guadagnare lo studio il collaboratore dovrebbe eseguire la prestazione in un tempo inferiore ai 45 minuti, e per ogni minuto risparmiato, con i dati esemplificati, lo studio guadagnerà 1 €. Se ci mette di più di 45 minuti, lo studio ci rimette nella stessa maniera. Per applicare il modello nel proprio studio Le applicazioni della formula sono estensibili anche a interi piani di cura e all’intera attività, fino ad arrivare a costruire dei veri e propri modelli matematici su foglio elettronico che consentono di simulare gli effetti, in modo dettagliato, di ogni realizzata o solo progettata variazione dimensionale, tecnologica, relazionale dello studio. Chi fosse interessato all’applicazione della “formula di Bortolini” nel suo studio ha a disposizione due possibilità: chiedere la speciale CONSULENZA (è richiesto il programma Microsoft Excel) inviando una email a paolobortolini@studiobortolini.com con oggetto: “Info formula”. partecipare ai corsi del dottor Bortolini: partecipa ai miei corsi teorici e pratici. A disposizione per approfondimenti anche a 0498962688. Grazie * dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per le consulenze
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    LA CHIRURGIA MINI-INVASIVA DEI TERZI MOLARI. INDICAZIONI E TECNICHE STEP BY STEP Relatore: Dott. Marco Di Dio SCARICA il programma La chirurgia mini-invasiva dei terzi molari Indicazioni e tecniche step by step.pdf Il corso è sviluppato in due giorni e prevede un insieme di lezioni frontali ricche di immagini e video di alta qualità associate alla dimostrazione di tutte le procedure chirurgiche ed ad esercitazioni pratiche dei corsisti su simulatori. Obiettivo del corso è apprendere gli step diagnostici e i protocolli clinici per effettuare interventi di chirurgia estrattiva avanzata di eccellenza. Verranno analizzati gli esami emato-chimici pre-operatori, agli esami radiografici sia bidimensionali che volumetrici per formulare il corretto piano di trattamento. Verrà analizzato l’assetto psicologico dell’operatore e del paziente nonché il loro rapporto fiduciario, fondamentale per la gestione delle complicanze e dei contenziosi. Verrà presentato tutto lo strumentario, allo stato dell’arte più idoneo e funzionale, necessario per l’esecuzione degli interventi (dai più semplici ai più complessi) ed i corsisti potranno confrontare la completezza del proprio nelle esercitazioni per poterlo poi integrare. Verranno analizzate le possibili complicanze e la loro gestione. I corsisti al termine del corso, se vorranno, potranno programmare successivamente, interventi (su dei loro pazienti) anche complessi, ma comunque a loro adeguati, da eseguire con la supervisione del Docente. SCARICA il programma La chirurgia mini-invasiva dei terzi molari Indicazioni e tecniche step by step.pdf DATE,SEDE E ORARI 22 - 23 novembre 2019 - Venerdì: 14:00 - 19:00 / Sabato: 09:00 - 14:00 Il corso si terrà a Roma presso il Best Western Hotel I Triangoli Roma in Via Ermanno Wolf Ferrari, 285, (massimo 20 partecipanti) COSTI Corso completo (con 13 Crediti ECM) € 600 + IVA. SCARICA il programma La chirurgia mini-invasiva dei terzi molari Indicazioni e tecniche step by step.pdf Per prenotare un posto è possibile cliccare qui Per informazioni: E-mail: info@corsiodontoiatriaecm.it Numero Verde: 800.592.432
  5. LA CHIRURGIA MINI-INVASIVA DEI TERZI MOLARI. INDICAZIONI E TECNICHE STEP BY STEP Relatore: Dott. Marco Di Dio SCARICA il programma La chirurgia mini-invasiva dei terzi molari Indicazioni e tecniche step by step.pdf Il corso è sviluppato in due giorni e prevede un insieme di lezioni frontali ricche di immagini e video di alta qualità associate alla dimostrazione di tutte le procedure chirurgiche ed ad esercitazioni pratiche dei corsisti su simulatori. Obiettivo del corso è apprendere gli step diagnostici e i protocolli clinici per effettuare interventi di chirurgia estrattiva avanzata di eccellenza. Verranno analizzati gli esami emato-chimici pre-operatori, agli esami radiografici sia bidimensionali che volumetrici per formulare il corretto piano di trattamento. Verrà analizzato l’assetto psicologico dell’operatore e del paziente nonché il loro rapporto fiduciario, fondamentale per la gestione delle complicanze e dei contenziosi. Verrà presentato tutto lo strumentario, allo stato dell’arte più idoneo e funzionale, necessario per l’esecuzione degli interventi (dai più semplici ai più complessi) ed i corsisti potranno confrontare la completezza del proprio nelle esercitazioni per poterlo poi integrare. Verranno analizzate le possibili complicanze e la loro gestione. I corsisti al termine del corso, se vorranno, potranno programmare successivamente, interventi (su dei loro pazienti) anche complessi, ma comunque a loro adeguati, da eseguire con la supervisione del Docente. SCARICA il programma La chirurgia mini-invasiva dei terzi molari Indicazioni e tecniche step by step.pdf DATE,SEDE E ORARI 22 - 23 novembre 2019 - Venerdì: 14:00 - 19:00 / Sabato: 09:00 - 14:00 Il corso si terrà a Roma presso il Best Western Hotel I Triangoli Roma in Via Ermanno Wolf Ferrari, 285, (massimo 20 partecipanti) COSTI Corso completo (con 13 Crediti ECM) € 600 + IVA. SCARICA il programma La chirurgia mini-invasiva dei terzi molari Indicazioni e tecniche step by step.pdf Per prenotare un posto è possibile cliccare qui Per informazioni: E-mail: info@corsiodontoiatriaecm.it Numero Verde: 800.592.432
  6. Foto dal corso di I livello
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    CONCETTI E TECNICHE DI ODONTOIATRIA CONSERVATIVA ADESIVA ESTETICA Relatore: Prof. Francesco Mangani SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf L’avvento ormai definitivo dell’odontoiatria adesiva sta comportando un sempre più alto utilizzo di queste tecniche nel campo della cosiddetta odontoiatria estetica restaurativa. Oggi più che mai mantenere ”un bel sorriso” rappresenta il primo desiderio dei nostri pazienti e, molto spesso, questo risultato può essere ottenuto con materiali e procedure cliniche che salvaguardano la struttura originale del dente compromesso e che, al contempo, richiedono un prezzo biologico veramente molto basso. Le nuove tecnologie per l’adesione smalto-dentinale, accoppiate alla continua evoluzione nello sviluppo di sempre più raffinati materiali estetici (resine composite e ceramiche), permettono, potremmo dire routinariamente, l’ottenimento di risultati facilmente controllabili e predicibili nel tempo. Certo è che tecnologie e materiali devono essere rigorosamente governati da un approccio operativo che niente lasci all’estro e alla fantasia, ma bensì risponda a passaggi operativi attentamente codificati in funzione della tipologia dei materiali di volta in volta utilizzati. Scopo di questo Corso è di sottolineare concetti e passaggi clinico-operativi delle più moderne tecniche, facendo inoltre il punto sullo stato dell’arte dei materiali disponibili per il raggiungimento di un risultato corretto e standardizzato in odontoiatria conservativa estetica. SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf LA PRATICA Realizzazione su modelli di silicone della tecnica di stratificazione messa a punto dal Dott. L. Vanini per il restauro diretto degli elementi anteriori. Realizzazione su denti estratti di restauri diretti di I e II Classe (preparazione di cavità e stratificazione anatomica semplificata). Realizzazione su denti estratti delle varie possibili preparazioni di cavità per “veneer”. Realizzazione su denti estratti delle preparazioni per inlay, onlay ed overlay adesivi. DATE,SEDE E ORARI 1° incontro: 03 - 04 aprile 2020 - Venerdì: 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 14:30 2° incontro: 05 - 06 giugno 2020 - Venerdì: 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 14:30 Il corso si terrà a Roma presso il Best Western Blu Hotel Roma in Largo Domenico de Dominicis, 4 (massimo 20 partecipanti) COSTI Corso completo (con 36 Crediti ECM) € 1.400 + IVA. Iscrizione 500 + IVA. Saldo 900 + IVA al primo incontro Singolo modulo (senza ECM) € 800 + IVA. Iscrizione 500 + IVA. Saldo 300 + IVA al corso. SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf Per prenotare un posto è possibile cliccare qui Per informazioni: E-mail: info@corsiodontoiatriaecm.it Numero Verde: 800.592.432
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    CONCETTI E TECNICHE DI ODONTOIATRIA CONSERVATIVA ADESIVA ESTETICA Relatore: Prof. Francesco Mangani SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf L’avvento ormai definitivo dell’odontoiatria adesiva sta comportando un sempre più alto utilizzo di queste tecniche nel campo della cosiddetta odontoiatria estetica restaurativa. Oggi più che mai mantenere ”un bel sorriso” rappresenta il primo desiderio dei nostri pazienti e, molto spesso, questo risultato può essere ottenuto con materiali e procedure cliniche che salvaguardano la struttura originale del dente compromesso e che, al contempo, richiedono un prezzo biologico veramente molto basso. Le nuove tecnologie per l’adesione smalto-dentinale, accoppiate alla continua evoluzione nello sviluppo di sempre più raffinati materiali estetici (resine composite e ceramiche), permettono, potremmo dire routinariamente, l’ottenimento di risultati facilmente controllabili e predicibili nel tempo. Certo è che tecnologie e materiali devono essere rigorosamente governati da un approccio operativo che niente lasci all’estro e alla fantasia, ma bensì risponda a passaggi operativi attentamente codificati in funzione della tipologia dei materiali di volta in volta utilizzati. Scopo di questo Corso è di sottolineare concetti e passaggi clinico-operativi delle più moderne tecniche, facendo inoltre il punto sullo stato dell’arte dei materiali disponibili per il raggiungimento di un risultato corretto e standardizzato in odontoiatria conservativa estetica. SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf LA PRATICA Realizzazione su modelli di silicone della tecnica di stratificazione messa a punto dal Dott. L. Vanini per il restauro diretto degli elementi anteriori. Realizzazione su denti estratti di restauri diretti di I e II Classe (preparazione di cavità e stratificazione anatomica semplificata). Realizzazione su denti estratti delle varie possibili preparazioni di cavità per “veneer”. Realizzazione su denti estratti delle preparazioni per inlay, onlay ed overlay adesivi. DATE,SEDE E ORARI 1° incontro: 03 - 04 aprile 2020 - Venerdì: 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 14:30 2° incontro: 05 - 06 giugno 2020 - Venerdì: 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 14:30 Il corso si terrà a Roma presso il Best Western Blu Hotel Roma in Largo Domenico de Dominicis, 4 (massimo 20 partecipanti) COSTI Corso completo (con 36 Crediti ECM) € 1.400 + IVA. Iscrizione 500 + IVA. Saldo 900 + IVA al primo incontro Singolo modulo (senza ECM) € 800 + IVA. Iscrizione 500 + IVA. Saldo 300 + IVA al corso. SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf Per prenotare un posto è possibile cliccare qui Per informazioni: E-mail: info@corsiodontoiatriaecm.it Numero Verde: 800.592.432
  9. CONCETTI E TECNICHE DI ODONTOIATRIA CONSERVATIVA ADESIVA ESTETICA Relatore: Prof. Francesco Mangani SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf L’avvento ormai definitivo dell’odontoiatria adesiva sta comportando un sempre più alto utilizzo di queste tecniche nel campo della cosiddetta odontoiatria estetica restaurativa. Oggi più che mai mantenere ”un bel sorriso” rappresenta il primo desiderio dei nostri pazienti e, molto spesso, questo risultato può essere ottenuto con materiali e procedure cliniche che salvaguardano la struttura originale del dente compromesso e che, al contempo, richiedono un prezzo biologico veramente molto basso. Le nuove tecnologie per l’adesione smalto-dentinale, accoppiate alla continua evoluzione nello sviluppo di sempre più raffinati materiali estetici (resine composite e ceramiche), permettono, potremmo dire routinariamente, l’ottenimento di risultati facilmente controllabili e predicibili nel tempo. Certo è che tecnologie e materiali devono essere rigorosamente governati da un approccio operativo che niente lasci all’estro e alla fantasia, ma bensì risponda a passaggi operativi attentamente codificati in funzione della tipologia dei materiali di volta in volta utilizzati. Scopo di questo Corso è di sottolineare concetti e passaggi clinico-operativi delle più moderne tecniche, facendo inoltre il punto sullo stato dell’arte dei materiali disponibili per il raggiungimento di un risultato corretto e standardizzato in odontoiatria conservativa estetica. SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf LA PRATICA Realizzazione su modelli di silicone della tecnica di stratificazione messa a punto dal Dott. L. Vanini per il restauro diretto degli elementi anteriori. Realizzazione su denti estratti di restauri diretti di I e II Classe (preparazione di cavità e stratificazione anatomica semplificata). Realizzazione su denti estratti delle varie possibili preparazioni di cavità per “veneer”. Realizzazione su denti estratti delle preparazioni per inlay, onlay ed overlay adesivi. DATE,SEDE E ORARI 1° incontro: 03 - 04 aprile 2020 - Venerdì: 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 14:30 2° incontro: 05 - 06 giugno 2020 - Venerdì: 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 14:30 Il corso si terrà a Roma presso il Best Western Blu Hotel Roma in Largo Domenico de Dominicis, 4 (massimo 20 partecipanti) COSTI Corso completo (con 36 Crediti ECM) € 1.400 + IVA. Iscrizione 500 + IVA. Saldo 900 + IVA al primo incontro Singolo modulo (senza ECM) € 800 + IVA. Iscrizione 500 + IVA. Saldo 300 + IVA al corso. SCARICA il programma prof_mangani_restauri_diretti_e_indiretti.pdf Per prenotare un posto è possibile cliccare qui Per informazioni: E-mail: info@corsiodontoiatriaecm.it Numero Verde: 800.592.432
  10. Giacomo Tarquini

    Enucleazione Di Un Odontoma Composto: Approccio Multidisciplinare

    In anteprima assoluta, l' articolo che sarà pubblicato sul numero 2_2019 della rivista Implants Italy: un saluto Giacomo Tarquini
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    CORSO TEORICO PRATICO DI PARODONTOLOGIA: CHIRURGIA PLASTICA PARODONTALE, PERIIMPLANTITI E GESTIONE DEI TESSUTI MOLLI PERIIMPLANTARI (Livello Avanzato) Relatore: Dott. Giacomo Tarquini SCARICA il programma Parodontologia_Livello_Avanzato.pdf Il corso teorico-pratico è rivolto essenzialmente ai Medici Specialisti ed Odontoiatri e si prefigge lo scopo di avvicinare l'operatore alla conoscenza della chirurgia estetica mucogengivale, del trattamento delle periimplantiti e della gestione dei tessuti molli periimplantari: verra’ descritto il processo diagnostico, l’ analisi dei fattori prognostici e le principali tecniche chirurgica per la risoluzione dei disestetismi mucogengivali, sia mediante tecniche a lembo che tramite innesti autologhi e eterologhi. Saranno discussi i meccanismi biologici che sottendono l’ eziopatogenesi delle periimplantiti e delle mucositi periimplantari, nonche’ del workflow necessario per impostare una corretta diagnosi e un’ adeguata terapia. Come logica conseguenza, sia per il mantenimento della salute implantare nel tempo che per realizzare una riabilitazione protesica esteticamente valida, sara’ essenziale un’ attenta gestione dei tessuti molli periimplantari applicando le tecniche di gestione dei tessuti molli attualmente a disposizione, presentate secondo un approccio di tipo “step by step”. Particolare attenzione sara’ rivolta al razionale biologico e ai protocolli clinici allo scopo di limitare l' invasivita' della procedura chirurgica cosi' come le possibili complicanze intra o post operatorie e assicurare nel tempo la predicibilita’ dei risultati raggiunti. Nel video di presentazione del corso vengono illustrati anche gli argomenti del corso base non presenti nel corso avanzato. IMPORTANTE: La Pratica su paziente I partecipanti potranno eseguire interventi di chirurgia parodontale sui propri pazienti sotto la supervisione del Relatore. Ogni corsista potrà concordare con il Relatore l’esecuzione di interventi di chirurgia parodontale su pazienti propri; gli interventi saranno eseguiti durante la parte pratica del corso (Sabato pomeriggio). Gli altri discenti seguiranno gli interventi in live surgery nella sala corsi. Si richiede la presentazione della documentazione clinica e radiografica in tempi utili per lo svolgimento delle sedute operatorie. La Pratica su modello anatomico In tutti e due gli incontri i partecipanti potranno eseguire interventi di chirurgia parodontale su modelli che riproducono difetti ossei mettendo in pratica le nozioni apprese durante la parte teorica. Filo diretto con il Relatore Per tutto il periodo del corso e fino alla fine dell’anno, i corsisti avranno accesso all’Aula Virtuale che permetterà di avere un contatto diretto e privilegiato con il relatore. Si potranno fare domande su quello che è stato appreso nei vari incontri e si potranno inviare casi clinici per avere un consiglio/parere dal Relatore. SCARICA il programma Parodontologia_Livello_Avanzato.pdf DATE,SEDE E ORARI DEL CORSO AVANZATO 1° incontro 08 - 09 maggio 2020 - Venerdì 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 13:00 2° incontro 05 - 06 giugno 2020 - Venerdì 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 13:00 Il corso si terrà a Roma presso lo Studio Odontoiatrico Tarquini in Via Cesare Baronio, 50 (massimo 10 partecipanti) COSTI corso AVANZATO (con ECM) € 1.800 + IVA. Iscrizione 800 + IVA. Saldo € 1.000 + IVA al primo incontro. SOLO in questa quota è compreso il libro: Tecniche di Chirurgia Parodontale Dalla diagnosi alla terapia Autore: dott. Giacomo Tarquini pubblicato a settembre 2017 corso AVANZATO (con ECM) € 1.400 + IVA per chi ha frequentato il corso BASE. Iscrizione 700 + IVA. Saldo € 700 + IVA al primo incontro SCARICA il programma Parodontologia_Livello_Avanzato.pdf Per prenotare un posto è possibile cliccare qui Per informazioni: E-mail: info@corsiodontoiatriaecm.it Numero Verde: 800.592.432
  12. CORSO TEORICO PRATICO DI PARODONTOLOGIA: CHIRURGIA PLASTICA PARODONTALE, PERIIMPLANTITI E GESTIONE DEI TESSUTI MOLLI PERIIMPLANTARI (Livello Avanzato) Relatore: Dott. Giacomo Tarquini SCARICA il programma Parodontologia_Livello_Avanzato.pdf Il corso teorico-pratico è rivolto essenzialmente ai Medici Specialisti ed Odontoiatri e si prefigge lo scopo di avvicinare l'operatore alla conoscenza della chirurgia estetica mucogengivale, del trattamento delle periimplantiti e della gestione dei tessuti molli periimplantari: verra’ descritto il processo diagnostico, l’ analisi dei fattori prognostici e le principali tecniche chirurgica per la risoluzione dei disestetismi mucogengivali, sia mediante tecniche a lembo che tramite innesti autologhi e eterologhi. Saranno discussi i meccanismi biologici che sottendono l’ eziopatogenesi delle periimplantiti e delle mucositi periimplantari, nonche’ del workflow necessario per impostare una corretta diagnosi e un’ adeguata terapia. Come logica conseguenza, sia per il mantenimento della salute implantare nel tempo che per realizzare una riabilitazione protesica esteticamente valida, sara’ essenziale un’ attenta gestione dei tessuti molli periimplantari applicando le tecniche di gestione dei tessuti molli attualmente a disposizione, presentate secondo un approccio di tipo “step by step”. Particolare attenzione sara’ rivolta al razionale biologico e ai protocolli clinici allo scopo di limitare l' invasivita' della procedura chirurgica cosi' come le possibili complicanze intra o post operatorie e assicurare nel tempo la predicibilita’ dei risultati raggiunti. Nel video di presentazione del corso vengono illustrati anche gli argomenti del corso base non presenti nel corso avanzato. IMPORTANTE: La Pratica su paziente I partecipanti potranno eseguire interventi di chirurgia parodontale sui propri pazienti sotto la supervisione del Relatore. Ogni corsista potrà concordare con il Relatore l’esecuzione di interventi di chirurgia parodontale su pazienti propri; gli interventi saranno eseguiti durante la parte pratica del corso (Sabato pomeriggio). Gli altri discenti seguiranno gli interventi in live surgery nella sala corsi. Si richiede la presentazione della documentazione clinica e radiografica in tempi utili per lo svolgimento delle sedute operatorie. La Pratica su modello anatomico In tutti e due gli incontri i partecipanti potranno eseguire interventi di chirurgia parodontale su modelli che riproducono difetti ossei mettendo in pratica le nozioni apprese durante la parte teorica. Filo diretto con il Relatore Per tutto il periodo del corso e fino alla fine dell’anno, i corsisti avranno accesso all’Aula Virtuale che permetterà di avere un contatto diretto e privilegiato con il relatore. Si potranno fare domande su quello che è stato appreso nei vari incontri e si potranno inviare casi clinici per avere un consiglio/parere dal Relatore. SCARICA il programma Parodontologia_Livello_Avanzato.pdf DATE,SEDE E ORARI DEL CORSO AVANZATO 1° incontro 08 - 09 maggio 2020 - Venerdì 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 13:00 2° incontro 05 - 06 giugno 2020 - Venerdì 09:00 - 18:00 / Sabato: 09:00 - 13:00 Il corso si terrà a Roma presso lo Studio Odontoiatrico Tarquini in Via Cesare Baronio, 50 (massimo 10 partecipanti) COSTI corso AVANZATO (con ECM) € 1.800 + IVA. Iscrizione 800 + IVA. Saldo € 1.000 + IVA al primo incontro. SOLO in questa quota è compreso il libro: Tecniche di Chirurgia Parodontale Dalla diagnosi alla terapia Autore: dott. Giacomo Tarquini pubblicato a settembre 2017 corso AVANZATO (con ECM) € 1.400 + IVA per chi ha frequentato il corso BASE. Iscrizione 700 + IVA. Saldo € 700 + IVA al primo incontro SCARICA il programma Parodontologia_Livello_Avanzato.pdf Per prenotare un posto è possibile cliccare qui Per informazioni: E-mail: info@corsiodontoiatriaecm.it Numero Verde: 800.592.432
  13. Seguendo questo link è possibile scaricare l' articolo che descrive il protocollo chirurgico: http://epaper.dental-tribune.com/dti/5ac47ff245c77/#/22 un saluto Giacomo Tarquini
  14. Un breve filmato che illustra un caso clinico di rialzo del seno mascellare per via crestale con tecnica idropneumatia. Un saluto Giacomo Tarquini
  15. Paolo bellanti

    • Paolo bellanti
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    • Giorgio Balich

    Carissimo giorgio,ti contattoperche ho visto in vecchio post che usi anche ru ilviossidodicloro.Ora io da qualche anno ho installato il sistema osmosteril della ecoplus che mi invia il biossido lelle linee idruliche.A parte che una confezione perpprepararlo(polverina+liquido) mi costa sui 40 euro, adesso ,mentre una volta mi durava un mese,adesso dicevo dopo neanche 15/20 gg mi é gi finita.la ditta brancola nel buio perchenoncpisce dove siai consuoosi altodacquapoichenn bbio cmbiato nulla dalmomentodell’instalazione. Ora pervenire al punto la soluione che acquisti su internet puó andar bene in qualunque disinfezione?sarebbe molto utile visto il costo cosi contenuto.grazie in anticipo anche per chipotesse darmi qualche risposta

    1. Giorgio Balich

      Giorgio Balich

      Non saprei! Noi la mettiamo direttamente nel serbatoio ! Non so che effetto farebbe in un meccanismo che effettua automaticamente il dosaggio

  16. Francesco Simoni

    Corso Teorico Pratico Di Gnatologia 2019

    Foto dal corso
  17. Di Paolo Bortolini * In questa quarta puntata della serie sul “costo orario” nello studio dentistico, si userà quanto costruito nelle precedenti per mostrare in pratica i calcoli di base del “nostro”. Riassunto delle puntate precedenti Nella prima puntata si sono messi in guardia i lettori verso la diffusa approssimazione che caratterizza scritti che circolano su Internet, di solito opera di persone che non sono esperti contabili. E’ stato ripetutamente affermato che con “costo orario” (CO) va intesa una tecnica contabile per ripartire in modo equo alcuni particolari, e importanti, costi dello studio sulle singole prestazioni già eseguite, trattandosi quindi di una misurazione consuntiva e precisa. Poi, cosa da tenere sempre bene in mente, è stato mostrato che avere un “costo orario” alto o basso non fa differenza sul piano del risultato economico complessivo dell’attività; quindi, idee che inducono a ritenere che se faccio una prestazione in meno tempo “risparmio” qualcosa, sono da ritenersi puri parti della fantasia. Nella formulazione generale per il calcolo, si è poi detto che null’altro che i costi e il tempo deve entrare, a nulla rilevando oggetti e soggetti quali le poltrone o gli operatori. Anzi, vedendo alcune formulazioni di altri autori (peraltro si ripete non esperti contabili) proposte in rete, posso dire che seguendo quei consigli ci si troverà a sottostimare l’incidenza dei costi del tempo sul costo delle prestazioni, dunque in situazione di grave rischio per quanto riguarda la tenuta dei propri conti. In questa puntata si mostrerà come si calcola il “costo orario” e come si può arrivare, ma con razionalità, ad una sua valutazione preventiva per formulare delle ipotesi del prezzo da chiedere per le prestazioni da eseguire in futuro. Il “costo orario” è un valore sempre e solo collegato al tempo Una volta individuati quelli che nella terza puntata sono stati chiamati i “costi di tempo” (chè il “costo orario” non è un calderone dove entra anche quello che si spende per la baby sitter dei figli), tali costi si devono, guarda caso, ancorare al tempo. Un primo esempio si può fare ipotizzando che lo studio sia stato in grado di sapere quanti sono i suoi costi di tempo di un certo periodo, cosa più facile disponendo di una contabilità organizzata “per competenza” oltre a quella “per cassa”. Appunto per esemplificare diciamo che in un certo mese tali costi siano 10.000 €.. Il calcolo del CO è immediato: note le ore che sono state dedicate dai vari operatori clinici alle prestazioni eseguite nel mese, che fissiamo a 200 h., 10.000 €. diviso 200 h. da 50 €.. Questo è il costo orario, cioè la quota dei “costi di tempo” che è stata assorbita da ogni singola ora effettivamente lavorata. Non servono altri sforzi. Per chi proprio non ci crede alla questione che le poltrone è meglio lasciarle ferme dove stanno, cioè a fare niente se qualcuno non le utilizza per produrre prestazioni, mostrerò cosa si ottiene applicando una delle varie “teorie” che si leggono in rete. Poniamo che poltrone siano due e che lo studio sia aperto 8 ore al giorno per venti giorni al mese (totale ore di apertura = 160 h.). Secondo alcuni autori, il CO si calcola dividendo i costi rilevanti per le ore di apertura e poi per il numero di poltrone. Nel nostro esempio, si tratterebbe di: 10.000 €./160 h. = 62,50 €.; 62,50 €./2 poltr. = 31,25 €.. Secondo questa teoria, anziché essere 50 €., il CO sarebbe 31,25 €.. Qui si capisce subito, rispetto al calcolo corretto come l’ho mostrato, che quando si usa il CO per ripartire i costi di tempo in modo equo fra le prestazioni già eseguite, ma anche se lo si usa per fare il prezzo di una prestazione ancora da eseguire, con quest’ultimo “metodo” si otterrà un costo della prestazione sottostimato, distorto. Potendo dunque avere notevoli danni da abbaglio. Va capito che, dal punto di vista dell’analisi economica, le poltrone sono oggetti inerti, non producono ricavi, perché questi li producono solo gli operatori clinici, perciò il tempo che conta è solo quello dell’operatore (e degli operatori se sono più di uno). Un clinico può produrre ricavo senza aver bisogno della poltrona, ma solo del suo tempo: una visita ad un paziente la si può fare anche alla scrivania, e per questo chiedere un compenso. A nulla poi valgono dei “correttivi”, quali la stima di esoterici “indici di saturazione” delle poltrone o degli operatori, per correggere la distorsione che un sistema come quello basato sulla ripartizione sulle ore di apertura e sulle poltrone, anziché solo sulle ore effettivamente lavorate, comporta. Sono complicazioni che provocano inutili mal di testa e perdite di tempo. Lo scrive un ragioniere che ragiona e pubblica sul punto da “soli” 34 anni! Sulle poltrone si possono casomai calcolare altri interessanti indici, ma non il CO. E si tratta di indici di comparazione: fra diversi studi, per lo stesso studio osservato in momenti temporali diversi. Ad esempio, il totale del valore dei beni strumentali diviso il numero di poltrone è un buon indice, chiamato “Investimento fisso medio per poltrona”. Si veda il seguente esempio conclusivo con i costi orari calcolati con i CO ottenuti dai due sistemi illustrati negli esempi (il giusto è 50 €. eh!): La sottostima del costo orario causata dall’applicazione del metodo erroneo, fa credere di guadagnare di più del reale. La cosa può essere gratificante dal punto di vista psicologico, ma è un’evidente illusione e foriera di errori. Il “costo orario” per fare i preventivi C’è un solo e unico metodo razionale per stimare il CO da considerare per le prestazioni ancora da eseguire, questo: a) in primo luogo, stimare quanti costi di tempo sono ancora da sostenere da oggi a fine anno; diciamo per semplicità altri 10.000 €. b) poi, stimare la quantità di ore di produzione di tutti gli operatori clinici che ci si può ragionevolmente (e magari prudenzialmente) attendere da oggi a fine anno, diciamo per semplicità 150 h.; c) dividere i costi di tempo ancora da sostenere per le ore di produzione previste del punto b), 10.000 €./150 h. = 67 €.. Questo sarà il CO da considerare quando si costruisce un prezzo preventivo o si lavora sul tariffario. Una più elegante modalità di applicazione del metodo di stima che ho appena illustrato, risolvendo un’equazione, è questa: ammettendo che il CO di 50 €. che ho calcolato “a consuntivo” si conformasse bene al livello di prezzi che lo studio è in grado di praticare, diciamo che lo studio ci si rispecchiasse bene in quel CO; una semplice equazione di primo grado: 10.000 €./X = 50 €., mi dirà che da qui a fine anno per avere un CO uguale a quello che ho avuto finora, dovremo, titolare e collaboratori clinici, lavorare almeno per 10.000/50 = 200 ore. Il punto allora sarà: saremo in grado di schedulare (mettere in agenda) 200 ore dei clinici? Aprendo così la porta a tutta una serie di domande e risposte, profondamente innestate in quella che chiamiamo la gestione dello studio dentistico! Buon lavoro! * dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività in odontoiatria. Tel. 0498962688. Clicca per le consulenze. Clicca per i miei corsi.
  18. Di Paolo Bortolini * Ecco la terza puntata della serie sul “costo orario” nello studio dentistico. Riassunto delle puntate precedenti Fatta un po’ di luce sulle idee non proprio precise che ancora circolano nel mondo dei dentisti, si è poi affermato che: 1) il “costo orario” è un puro espediente contabile per ripartire in modo equo i “costi fissi” sulle singole prestazioni già eseguite; 2) la sua formula generica è perciò “Costi fissi”/Tempo; 3) ha natura puramente consuntiva; 4) avercelo alto o basso nulla cambia sul risultato economico dello studio; 5) se si chiama “orario”, nulla avrà a che fare con le poltrone; 6) il tempo che si deve prendere come denominatore della formula generale è quello detto “dello studio” illustrato nella seconda puntata. In questa puntata si discuterà sui costi da prendere a base del calcolo del “costo orario”. Innanzitutto, si dovrebbe spiegare che cosa è un “costo”. I più probabilmente credono che un costo sia rappresentato da un esborso di denaro. Ma se questo soddisfa il ragionamento del “padre di famiglia”, non va bene per quello gestionale. Un costo è la misura monetaria della quantità impiegata di una risorsa in un processo produttivo. Risorse sono i beni e servizi utilizzati per lavorare, i capitali propri e di terzi utilizzati allo stesso scopo. In alcuni casi questa misura corrisponde all’esborso di denaro, in altri no. L’ammortamento è un costo annuale, ma l’esborso di denaro è avvenuto magari anni prima; un materiale di consumo utilizzato, può non essere ancora stato pagato, e via esemplificando. Non è alla portata di questi articoli spiegare la natura dei costi (e se non se ne capisce la natura è utopistico controllarli), cosa per cui rimando ai miei corsi. Detto ciò, da qui in avanti diamo per scontato che quando parliamo di costi…si sappia cosa stiamo maneggiando! “Fissi e variabili”, “diretti e indiretti”: siamo sulla strada giusta? Molti anni fa, e precisamente nel 2001, detti un’indicazione poi ripresa praticamente da tutti quelli che hanno scritto e scrivono sul punto, di considerare “fissi” tutti i costi diversi da: materiali odontoiatrici consumati (che è cosa diversa dagli “acquistati”), parcelle dei collaboratori per le prestazioni da loro eseguite sui pazienti del dentista loro committente, lavori di laboratorio consegnati. Era il 2001, e questa proposizione è contenuta a pagina 20 di un mio libro di testo. Questa indicazione era dovuta all’intento di agevolare al massimo l’impegno del dentista su questioni a lui di solito estranee, per risparmiargli i vari dubbi che possono sorgere quando ci si interroga sulla natura di un costo. Quei “costi fissi”, scrivevo in quel testo, erano infine da dividersi per il tempo dedicato alle prestazioni e il gioco era fatto: voilà il “costo orario”. E’ passato molto tempo e i dentisti sono diventati più bravi nella matematica dei loro costi, si usano di più i programmi informatici di calcolo. E’ ora quindi di fare un passo in avanti, di salire di livello. E di cambiare “aria”, cioè terminologia. Un po’ di chiarezza però è bene prima farla, perché, come ho scritto nella prima puntata, troppi usano disinvoltamente e a sproposito i termini di costi “fissi”, “variabili”, “diretti” e “indiretti”. Qualcuno perfino sostiene che i costi “fissi” sarebbero quelli “indiretti”. Non è così. Le due distinzioni, fissi/variabili, diretti/indiretti, non sono nemmeno “parenti”. La prima nasce e serve solo nell’ambito delle analisi “costo-volume-profitto”, note anche come analisi del “punto di pareggio” (break-even point). In sostanza, quella distinzione serve quando si vuole sapere quanto lavoro si deve fare per coprire i costi e cominciare a guadagnare. L’analisi di break-even si presta anche a molti altri interessanti utilizzi, di cui uno che ho messo a punto personalmente è particolarmente legato al “costo orario”, di cui dirò prossimamente. Sarà “fisso” quel costo che, pure variando in più o in meno le ore dedicate alla produzione di prestazioni resta, più o meno, uguale. Viceversa, sarà “variabile” quel costo che, se non si produce per niente… non c’è. In “soldoni”, fisso è quel costo che “scatta” anche quando lo studio è chiuso per ferie, es. un affitto, mentre variabile quello che, a studio inoperativo, non esiste. Quando invece si parla di costi “diretti e indiretti”, si è nell’ambito dell’analisi di singoli “oggetti di costo”: se prima non dico a quale “oggetto di costo” sto cercando di “fare le pulci”, non posso sapere se un dato costo sarà “diretto” o “indiretto”. Il criterio per distinguerli, rispetto all’oggetto di costo, è il seguente: “diretto” è quel costo che posso assegnare subito, senza “se e ma” ad uno specifico oggetto (caso esemplare, la protesi o l’impianto che è costo tutto e solo di uno specifico paziente nonché di una ben specifica seduta, perciò basta sommarlo agli altri costi, di quella seduta e di quel paziente, e si è risolto il problema); “indiretto” è invece quel costo che si sostiene per causa di più di un oggetto di costo (il consumo della confezione del materiale d’impronta avviene “spalmandosi” su più di un paziente, su più di una seduta, e se lo voglio quindi assegnare, in giuste proporzioni, ai singoli oggetti di costo, cioè a “quel” paziente e a “quella” seduta, devo per forza adottare una metodologia “indiretta”, es. un valore medio). A livello dell’intera attività, se ci si pensa, tutti, ma proprio tutti i costi, diventano “diretti”. Nella tavola che segue si può vedere il modello degli “oggetti di costo” odontoiatrici che è alla base delle mie consulenze, dei miei software per l’analisi dei costi e dei miei insegnamenti: L’osservazione della “cascata” fa capire: lo stretto collegamento fra i costi dei vari “oggetti”; che se devo conoscere e controllare i costi (e quindi il rendimento!) dell’intera attività, basta sapere come conoscere e controllare quelli di ogni singola operazione/seduta; e ovviamente in modo preciso e dettagliato, se no saran dolori; una volta che ho “ben lavorato” sull’analisi dei costi della singola operazione/seduta, ho in mano, in automatico, i costi di tutti gli altri oggetti e con semplici somme ho in mano il “controllo di gestione” dell’intera attività. I costi che entrano nel calcolo del costo orario Riprendo una frase che ho scritto prima: è ora di fare un passo avanti, di “cambiare aria”, superando di botto in tema di analisi dei costi dello studio odontoiatrico le distinzioni “aziendalistiche” appena esaminate. Suggerisco di comportarsi come segue con i propri costi: non considerare i costi che non c’entrano con la produzione; via quindi spese private o considerate solo a scopo fiscale, via anche quei costi che non sono proprio indispensabili alla produzione di prestazioni (es. automezzi, corsi professionali i quali sono più costi che riguardano la persona dell’odontoiatra che lo studio); se non si tolgono questi costi, non si potrà sapere qual’è il vero margine delle operazioni cliniche; perché se c’è un valido margine ti paghi le auto, i corsi e pure lo stipendio e le vacanze, altrimenti no; non si dimentichi che tutta questa “cosa” del costo orario alla fine deve servire per sapere se i prezzi che fai e il lavoro che hai sono sufficienti per coprire i costi e dare guadagno. E per sapere dove mettere “chirurgicamente” mano se le cose non dovessero andare come si desidera; considerare principalmente, per il calcolo del “costo orario” solo quei costi che si possono assegnare alla operazione sulla base della sua durata oraria (cost driver = tempo); es. tutti i costi che maturano perché scorre il tempo: stipendi, affitti, assicurazioni, ammortamenti, leasing, parcelle a tempo del commercialista (non le sue prestazioni speciali es. contenzioso o consulenza particolare) ma anche la manutenzione delle attrezzature perché l’usura e i guasti sono certamente proporzionali al tempo del loro impiego; chiameremo questo gruppo di costi COSTI DI TEMPO; tutti i costi che si riesce invece ad assegnare o direttamente a singoli pazienti o a ripartire sulla base del numero di operazioni eseguite nel periodo di cui si stanno misurando i costi (cost driver = numero di operazioni), non devono entrare nel conteggio del costo orario; oltre che i vari materiali odontoiatrici, la protesi e le parcelle dei collaboratori, si possono considerare in questo gruppo anche le spese telefoniche (ripartite in media sul numero di sedute di un paziente, perché logica, dell’analisi dei costi, vuole che un paziente “ci fa telefonare” tanto più viene in studio), la cancelleria e comunque tutte le spese che rientrano nel criterio di assegnazione descritto fra le parentesi. E ce ne sono più di quello che potrebbe, a prima vista, apparire. Questi costi li chiameremo CONSUMI. Il sistema delineato non richiede grossi sforzi, di sicuro meno che stare li a interrogarsi, magari basandosi su teorie sbagliate e confusionarie come tante se ne vedono, su “fissi, variabili, diretti e indiretti”. Segnalo che è disponibile un programma gratuito (“Agenda della sera”) per eseguire l’analisi del costo orario, ma anche quella dei costi e del rendimento per le singole tipologie di prestazioni. Il “costo orario” sarà dunque, d’ora in poi, da calcolarsi: COSTI DI TEMPO/TEMPO TOTALE DEDICATO sarà quindi un costo consuntivo e preciso. Nel prossimo articolo si comincerà ad illustrare come si utilizza il “costo orario” una volta calcolato. E ricordarsi che “le poltrone” nulla c’entrano! Per approfondire e avere insegnamenti, software e materiali, l’ideale è considerare di partecipare ai miei corsi teorici e pratici. A disposizione per approfondimenti anche a 0498962688. Grazie * dottore commercialista, consulente e formatore per la gestione delle attività in odontoiatria
  19. Di Paolo Bortolini * Ecco la seconda puntata della serie sul “costo orario” nello studio dentistico. Riassunto delle puntate precedenti Nella prima puntata, fatta un po’ di luce sulle idee non proprio precise che ancora circolano nel mondo dei dentisti, ho sostenuto che l’unico valido concetto di “costo orario”, se si vuole stare dentro al perimetro della contabilità analitico-aziendale, è quello che serve per distribuire sulle varie prestazioni (già) eseguite la massa dei costi fissi sostenuti. Concetti diversi da questo, sono da considerarsi, seppure anche di utilità, relativi ad altre esigenze informative, non più parte della contabilità dei costi. Una tabellina mostrava la formula generalizzata del “costo orario”, ottenuto dividendo i costi fissi per il tempo. Soprattutto, si è mostrato che un “costo orario” più alto o più basso nulla incide sul risultato economico finale dello studio. In questa nuova puntata, si dirà di quale “misura del tempo” si deve disporre per conoscere il “costo orario” del dentista! Si fa presto a dire “orario”. Ma quale orario? Come anticipato nella prima puntata, il “costo orario” si ottiene con una divisione: costi diviso tempo. Niente di complicato, dunque. Ma il lettore giustamente vorrà anche sapere di quali costi, e per questo dovrà pazientare fino ad una successiva puntata di questa serie, e quale tempo. E di questo dirò qui e ora. Come prima considerazione, si sappia che nel calcolo del costo “orario”, ma guarda, devono entrare appunto delle ore. Non delle giornate, ne come detto nella prima puntata, oggetti che con il tempo nulla hanno a che fare, vedi le poltrone. E già arrivare a digerire questa idea consente di ritenersi molto ben avviati sulla strada del corretto conteggio del “nostro” parametro per la distribuzione di giuste quote di costi fissi sui pazienti (se saranno poi veramente “fissi”, lo saprà chi continuerà a seguire le prossime puntate). Quali ore dunque? E una volta individuate, come le si deve misurare? Dai minuti alle ore, il tempo produttivo del dentista Una mia datatissima (1992) ma sempre valida e attuale diapositiva che utilizzo nei miei corsi, potrà aiutare a capire la realtà del tempo produttivo del dentista, anzi, dei tanti tempi che caratterizzano la sua attività, fra i quali ben bisognerà scegliere quello che dovrà servire per conoscere il “costo orario” con la semplice formula di calcolo di cui già si è detto. Eccola: Il tempo che serve per il calcolo del “costo orario” è, ovviamente, un tempo economico, non clinico. Precisamente, va individuato come quel tempo che lo studio dedica ad un singolo paziente trattato conteggiato come il tempo, e per motivi di “scala” e di praticità si tratterà di conteggiare dei minuti, cui gli viene dedicata in esclusiva, anzi, meglio dire “bloccata”, la risorsa produttiva “scarsa” dello studio: la sala operativa, o sintetizzando, la poltrona. La “scarsità” della risorsa poltrona, dipende dal fatto che finché è “bloccata” per un paziente non la posso utilizzare per un altro, non posso cioè, visto che parliamo di economia, utilizzare quella poltrona per produrre un ricavo. Il paziente che ha avuto la prestazione, pertanto, in base all’approccio alla giusta distribuzione dei costi fissi fra i clienti dello studio che stiamo seguendo con il concetto di “costo orario” come lo andiamo dipanando, dovrà dunque “pagare il costo della poltrona” in proporzione al tempo in cui l’ha utilizzata per ricevere la prestazione. L’idea di collegare la quota di costi fissi alla durata della seduta, regge pensando al fatto che in uno studio dentistico “generalista” si eseguono prestazioni che hanno tempi anche molto diversi fra loro. Se quindi si utilizzasse, per distribuire i costi fissi fra le varie prestazioni, un parametro diverso, ad esempio il numero complessivo degli appuntamenti “fatti” in un periodo, succederebbe che pazienti che hanno “occupato” la poltrona per due ore si troverebbero a dover “pagare” la stessa quota di costi fissi di quelli che si sono seduti per 10 minuti, magari per un veloce “controllo”. La non-equità dell’approccio appena tratteggiato, seppur presente nella dottrina della cost analysis, è evidente e perciò, in odontoiatria generalista, lo si scarta. Corollario: se un paziente “salta” l’appuntamento non sarà possibile assegnargli alcuna quota di costi fissi in quanto il tempo dedicatogli è uguale a zero. La produzione mancata a seguito di “salti” di appuntamento va considerata appunto come tale, cioè inesistente e pertanto non la si può conteggiare in alcun modo valido come un costo. Chi lo fa introduce un elemento illogico in ragionamenti che si devono basare sulla razionalità numerica. Con ciò, un eventuale addebito di un “ristoro” al paziente per il suo poco urbano comportamento, sarà da considerarsi al più un compenso o ricavo eccezionale, ma nulla avrà a che fare con il “costo orario”. Ma insomma, qualcuno penserà, il Dottor Bortolini si decide o no a rivelarci quale tempo, di quelli della sua diapositiva, dobbiamo usare per conteggiare il tempo dedicato ai pazienti che abbiamo curato in un periodo e dunque a farci scoprire il denominatore della formula del “costo orario”? Come no: è il “tempo della seduta”, quello che rappresenta la durata del “blocco” della poltrona in esclusiva per un solo specifico paziente. Le ore da mettere a denominatore della formula del “costo orario”, sono date dalla somma del “tempo della seduta” in minuti, convertita in ore, dei pazienti curati da tutti i clinici che operano presso lo studio, e senza considerare il numero di poltrone, nel periodo di cui interessa misurare il “costo orario”. Tutto sull’uso del “costo orario”, e degli altri costi dello studio dentistico a questo link Per i risvolti fiscali per il professionista e l’impresa, a questo link * Dottore commercialista. Consulente e formatore per la gestione dello studio odontoiatrico
  20. Di Paolo Bortolini * Iniziamo con questo articolo la pubblicazione di alcuni brevi contributi sul dibattuto argomento del “costo orario” nello studio dentistico. Prima parte: alto o basso, a fine anno nulla cambia! Il titolo di questo articolo, chiaro nel suo argomento, richiama poi la celeberrima frase del Don Abbondio manzoniano per il seguente motivo: davvero troppe informazioni di insufficiente qualità sono state divulgate, nel mondo odontoiatrico, sul concetto di “costo orario”. Questa dezinformatsiya può avere conseguenze. Si pensi infatti al malcapitato dentista che, sulla base di qualcuna delle più fantasiose teorie che “girano” per la rete, decida un prezzo o un investimento sulla base di informazioni distorte (così si definiscono, nella teoria dei costi aziendali, le misure erronee), e in esito a detta decisione ottenga risultati insoddisfacenti. Avrà così, il nostro dentista, oltre al problema del cattivo risultato anche quello di non poter capire perché, dove e come ha sbagliato. Almeno finché non capirà davvero il significato profondo di ciò che, vox populi, viene chiamato “costo orario”. A parziale discolpa dei divulgatori delle informazioni di cui si dice, almeno quelle che ho potuto finora reperire su varie pubblicazioni a stampa e su Internet, va detto che nessuno di questi è un vero tecnico aziendale: o si tratta di dentisti che, pur volenterosamente e meritoriamente, si sono applicati su questioni che però non fanno parte della loro cultura e formazione. O si tratta di soggetti che una laurea specifica in economia l’hanno vista con il binocolo, e pure del tutto privi di qualsivoglia laurea (ripeto, almeno per gli scritti che ho finora potuto consultare). Insomma, in buona parte esercizi di creatività, magari ben scritti, ma non sostenuti da vera conoscenza della materia e talvolta un po’ fantasiosi. Ad esempio si nota, distorcendo la corretta terminologia e significato, il confondere i costi “indiretti” con i costi fissi e quelli “diretti” con i variabili (ben può essere infatti un costo fisso del tutto “diretto” e un variabile tutto “indiretto” e, se analizzo lo studio nella sua interezza, TUTTI i costi saranno “diretti”!). Oppure l’associare per via aritmetica un costo “orario” a un oggetto fisico e inerte, la poltrona, che nulla ha a che fare con l’immaterialità e il dinamismo del tempo. Più “colpa” di loro se si troverà male avrà, però, quel dentista che si è “bevuto” informazioni senza accertarsi della qualità e della purezza della loro fonte. Facciamo chiarezza. La prima cosa che in tutte le analisi dei costi si deve tassativamente fare, è quella di capire perché la si sta facendo. Quale obiettivo, cioè, la stessa analisi deve raggiungere. Occorre quindi chiedersi: a cosa mi deve servire questo “costo orario” che desidero calcolare? Occorre premettere che se uno si accontenta di avere un’idea purchessia di questo “costo orario”, se si soddisfa di quanto ha ottenuto sperimentando da solo o con l’aiuto di quelle approssimative affermazioni di cui si è detto, va benissimo. Ognuno ha il diritto di osservare le sue cose dai punti di vista che preferisce, anche se imprecisi o perfino sbagliati. Ma se si vuole invece pervenire a giudizi oggettivi di un andamento economico, non si può giocare di fantasia. Nei miei oltre trent’anni di consulenze e applicazioni, di raccolta dati e di statistiche, di programmazione di software, di relazioni a corsi, tutte cose fatte con e per i dentisti, ho concluso che ciò che si chiama comunemente “costo orario”, se si vuole rimanere nell’oggettività dei numeri e dei concetti aziendali, funziona al solo scopo di poter fare una misura attendibile della giusta quantità di costi fissi da assegnare ad ogni singola seduta, rectius al paziente che ha avuto quella seduta (sul “no” al coinvolgimento dei costi variabili nel conteggio c’è oggi, per fortuna, accordo fra i vari autori). Assegnazione che si fa, appunto, in funzione del tempo dedicato alla seduta proporzionato al tempo totale lavorato. Altro non si può fare, e se lo si fa, si deve essere coscienti che si sta dando il nome di “costo orario” a qualcosa che non lo è, che ha altri significati, che serve per altre ipotesi, pur anche sensate e utili, ma si è usciti dal campo della contabilità dei costi (c.d. “analitica” o cost analysis), che è solida disciplina accademica (di solito appresa all’interno dell’insegnamento di “metodologie e determinazioni quantitative di azienda”, esame che, mi si consenta un personale ricordo, al tempo dei miei studi universitari a Ca’Foscari mi fruttò un trenta e lode). Pensare che il “costo orario” possa quantificare una “perdita” a seguito di un salto appuntamento, snatura il concetto stesso, sono come detto altre libere interpretazioni dei fatti, pur rispettabili ma non è analisi dei costi. Sostenere, come si legge nelle più ballerine delle teorie di cui si è detto, che “se si lavora di più si abbassa il costo orario e meno vi costerà lo studio”, è una bestialità. Infatti, come si può sostenere questo, quando il nostro “costo orario” riguarda i (soli) costi fissi? Se sono “fissi”, appunto, cioè li devi sostenere anche se non lavori, puoi lavorare zero o venti ore al giorno, ma sempre quei costi, proprio perché fissi, dovrai sostenere! Un semplice schema Excel (conto economico per scopo didattico ipotizzando assenza di costi variabili) potrà aiutare: Lavorare più o meno ore, può fare variare i ricavi e per questa via, comunque al netto dei costi variabili, il rendimento economico dello studio, ma non certo abbassare o aumentare i costi fissi! Una variazione del “costo orario”, sia verso l’alto che verso il basso, provoca solamente una diversa distribuzione dei costi fissi sulle prestazioni eseguite (rectius sui pazienti trattati), ma non impatta per nulla sui costi totali dello studio. Tutto sull’uso del “costo orario”, e degli altri costi dello studio dentistico a questo link Per i risvolti fiscali per il professionista e l’impresa, a questo link * Dottore commercialista. Consulente e formatore per la gestione dello studio odontoiatrico
  21. Giacomo Tarquini

    Rigenerazione Ossea Orizzontale Con Lamina In Corticale Eterologa

    Aggiorno il topic con la scheda clinica che descrive il protocollo chirurgico per l' utilizzo di una membrana in corticale: un saluto Giacomo Tarquini
  22. Aggiorno il topic con la scheda clinica che descrive il protocollo chirurgico per l' utilizzo di una membrana in corticale: un saluto Giacomo Tarquini
  23. Giacomo Tarquini

    Simplified Papilla Preservation Flap (SPPF)

    Il link alla scheda clinica che descrive il protocollo chirurgico: https://www.bioteckacademy.com/wp-content/uploads/2019/06/den_sch33_ita.pdf  Un saluto Giacomo Tarquini
  24. Giacomo Tarquini

    [VIDEO] Simplified Papilla Preservation Flap (SPPF)

    Il link alla scheda clinica che descrive il protocollo chirurgico: https://www.bioteckacademy.com/wp-content/uploads/2019/06/den_sch33_ita.pdf  Un saluto Giacomo Tarquini
  25. Giacomo Tarquini

    Rigenerazione Tissutale Guidata In Difetti Infraossei Profondi

    Il link alla scheda clinica che descrive il protocollo chirurgico: https://www.bioteckacademy.com/wp-content/uploads/2019/06/den_sch33_ita.pdf  Un saluto Giacomo Tarquini
  26. Il link alla scheda clinica che descrive il protocollo chirurgico: https://www.bioteckacademy.com/wp-content/uploads/2019/06/den_sch33_ita.pdf  Un saluto Giacomo Tarquini
  27. Il link alla scheda clinica che descrive il protocollo chirurgico: https://www.bioteckacademy.com/wp-content/uploads/2019/06/den_sch33_ita.pdf Un saluto Giacomo Tarquini
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