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  3. Giacomo Tarquini

    Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) su Difetti Intraossei Multipli

    Un mio recente articolo pubblicato su JCDP per approfondire alcune tematiche inerenti le tecniche di GTR: Per scaricare l'articolo in full text: CLICK HERE un saluto Giacomo Tarquini
  4. Viene presentato un caso clinico di difetti intraossei multipli trattato mediante tecnica di Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) secondo il protocollo di preservazione modificata della papilla interdentale (MPPT) un saluto Giacomo Tarquini
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  6. Un kit dedicato per la rimozione (vedi figg. 4-5-6-7). Chiunque fosse interessato a informazioni di natura merceologica può contattarmi privatamente. un saluto Giacomo Tarquini
  7. Riferimenti bibliografici circa le indicazioni e i vantaggi della GBR rispetto ad altre tecniche di bone augmentation nella terapia chirurgica delle atrofie ossee verticali: Dati dell'Autore: Un saluto Giacomo Tarquini
  8. La rigenerazione ossea guidata (GBR) con l’impiego di membrane non riassorbibili è la terapia chirurgica elettiva per la risoluzione di atrofie ossee di tipo verticale o combinato e ha dimostrato negli anni risultati più che soddisfacenti sia dal punto di vista clinico che istologico.19 Dal punto di vista tecnico, è opportuno ricordare come la rigenerazione ossea verticale (VRA) esiga la perfetta esecuzione di ciascun tempo operatorio allo scopo di evitare complicanze di vario genere. Tarquini G. Terapia delle atrofie ossee verticali mediante rigenerazione ossea guidata (G.B.R.) con membrane non riassorbibili: descrizione di un caso clinico. Implantologia Implantoprotesi e Digitale (Quintessence Publishing) N° 3/2018: 41-49
  9. Giacomo Tarquini

    The Book Flap

    Il follow-up radiografico a 7 anni evidenzia il soddisfacente mantenimento nel tempo dello spessore osseo sull'aspetto buccale: un saluto Giacomo Tarquini
  10. Giacomo Tarquini

    The Book Flap

    Grazie mille. La lesione è stata già trattata e sarà oggetto di una prossima pubblicazione. Un saluto Giacomo Tarquini
  11. Giancarlo Dal Ponte

    The Book Flap

    Ciao, bel caso, complimenti. Mi preoccupa solamente quella grossa radiotrasparenza visibile in radiografia.
  12. Introduzione: La riabilitazione implantare di pazienti totalmente o parzialmente edentuli è una pratica clinica considerata routinaria ormai da decenni; tuttavia, atrofie mascellari di diversa entità possono determinare situazioni nelle quali il volume osseo è insufficiente ad ospitare impianti di dimensioni adeguate. Diversi biomateriali sono stati negli anni impiegati per aumentare i volumi ossei a disposizione; tuttavia, grazie alle sue proprietà di osteoconduzione, osteoinduzione e osteogenesi, l’innesto di osso autologo è considerato ancora oggi il “gold standard”. Scopo di questo lavoro è illustrare un caso clinico di prelievo intraorale di osso autologo in blocchi dalla regione della sinfisi mentoniera e successivo inserimento di impianti osteointegrati. Conclusioni: Le tecniche di prelievo e innesto intraorale di blocchi ossei rendono possibile la correzione di severe atrofie in regime ambulatoriale, garantendo un’elevatissima percentuale di successo unitamente ad una bassa morbilità. Inoltre, la possibilità di utilizzare un dispositivo piezoelettrico aumenta notevolmente il grado di sicurezza intraoperatorio oltre a migliorare sensibilmente il decorso postoperatorio favorendo, in ultima analisi, una buona accettazione della procedure chirurgica da parte del paziente.
  13. Introduzione: La riabilitazione implantare di pazienti totalmente o parzialmente edentuli è una pratica clinica considerata routinaria ormai da decenni; tuttavia, atrofie mascellari di diversa entità possono determinare situazioni nelle quali il volume osseo è insufficiente ad ospitare impianti di dimensioni adeguate. Diversi biomateriali sono stati negli anni impiegati per aumentare i volumi ossei a disposizione; tuttavia, grazie alle sue proprietà di osteoconduzione, osteoinduzione e osteogenesi, l’innesto di osso autologo è considerato ancora oggi il “gold standard”. Scopo di questo lavoro è illustrare un caso clinico di prelievo intraorale di osso autologo in blocchi dalla regione della sinfisi mentoniera e successivo inserimento di impianti osteointegrati. Conclusioni: Le tecniche di prelievo e innesto intraorale di blocchi ossei rendono possibile la correzione di severe atrofie in regime ambulatoriale, garantendo un’elevatissima percentuale di successo unitamente ad una bassa morbilità. Inoltre, la possibilità di utilizzare un dispositivo piezoelettrico aumenta notevolmente il grado di sicurezza intraoperatorio oltre a migliorare sensibilmente il decorso postoperatorio favorendo, in ultima analisi, una buona accettazione della procedure chirurgica da parte del paziente. un saluto Giacomo Tarquini
  14. Giacomo Tarquini

    The Book Flap

    La dislocazione del segmento osseo è stata eseguita prima dell' inserimento implantare mediante uno scalpello piatto, come da esempi riportati di seguito: un saluto Giacomo Tarquini
  15. Giacomo Tarquini

    The Book Flap

    Grazie mille, sono felice quando riesco a trasmettere quel poc(hissim)o che so. un saluto Giacomo Tarquini
  16. Giacomo Tarquini

    The Book Flap

    Grazie mille 😊 un saluto Giacomo Tarquini
  17. Davide Lomagno

    The Book Flap

    la dislocazione del segmento osseo, è stata effettuata inserendo l'impianto? o è stata eseguita prima di inserirlo, con uno scollaperiosto?
  18. alberto d'agostino

    The Book Flap

    è davvero così :ogni tuo intervento è una lezione di professione ad altissimi livelli e condividere con noi miseri mortali le tue esperienze mi gratifica.
  19. Davide Lomagno

    The Book Flap

    Giacomo,se non esistessi ,bisognerebbe inventarti...sei una fucina di idee incredibile. 🙂
  20. Giacomo Tarquini

    The Book Flap

    Introduzione: Con il termine di Book Flap si indica una particolare procedura di espansione ossea orizzontale in cui il segmento osseo dislocato orizzontalmente rimane adeso non solo all'osso basale ma anche al lembo buccale: questo garantisce una miglior irrorazione e conseguentemente una minor incidenza di riassorbimento postchirurgico a distanza di tempo (Jensen, 2008; Jensen, 2011). La tecnica di Book Flap è indicata per atrofie orizzontali di media entità, anche in siti monoedentuli. L' ampiezza minima della cresta ossea considerata ottimale per questa tecnica è di circa 4 mm. mentre lo spessore del segmento osseo distratto non dovrebbe essere inferiore a 2 mm. (Casap, 2011). Il presente caso clinico descrive la risoluzione di una moderata atrofia ossea orizzontale su un sito monoedentulo mediante tecnica di Book Flap associata a inserimento contestuale di un impianto endosseo con un follow-up di 7 anni. Conclusioni: La tecnica di Book Flap su un sito monoedentulo rappresenta una soluzione affidabile e sicura per risolvere atrofie ossee orizzontali di moderata entità; il tasso di complicanze postoperatorie è estremamente contenuto cosi' come la morbilità della procedura chirurgica. La stabilità dimensionale dei volumi ossei ottenuti si rivela eccellente.
  21. Giacomo Tarquini

    The Book Flap

    Introduzione: Con il termine di Book Flap si indica una particolare procedura di espansione ossea orizzontale in cui il segmento osseo dislocato orizzontalmente rimane adeso non solo all'osso basale ma anche al lembo buccale: questo garantisce una miglior irrorazione e conseguentemente una minor incidenza di riassorbimento postchirurgico a distanza di tempo (Jensen, 2008; Jensen, 2011). La tecnica di Book Flap è indicata per atrofie orizzontali di media entità, anche in siti monoedentuli. L' ampiezza minima della cresta ossea considerata ottimale per questa tecnica è di circa 4 mm. mentre lo spessore del segmento osseo distratto non dovrebbe essere inferiore a 2 mm. (Casap, 2011). Il presente caso clinico descrive la risoluzione di una moderata atrofia ossea orizzontale su un sito monoedentulo mediante tecnica di Book Flap associata a inserimento contestuale di un impianto endosseo con un follow-up di 7 anni. Conclusioni: La tecnica di Book Flap su un sito monoedentulo rappresenta una soluzione affidabile e sicura per risolvere atrofie ossee orizzontali di moderata entità; il tasso di complicanze postoperatorie è estremamente contenuto cosi' come la morbilità della procedura chirurgica. La stabilità dimensionale dei volumi ossei ottenuti si rivela eccellente. un saluto Giacomo Tarquini
  22. Da questo link è possibile accedere al full-text di un mio recente articolo sui risultati a lungo termine della rigenerazione tissutale guidata (GTR): https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33568580/ un saluto Giacomo Tarquini
  23. Introduzione: La procedura di rialzo del seno mascellare rappresenta solo una parte del piano di trattamento chirurgico quando l' atrofia ossea è conseguente a un processo di iperpneumatizzazione del seno mascellare oltre che a un riassorbimento della cresta ossea in senso orizzontale e/o verticale; questa particolare situazione prende il nome di atrofia mascellare combinata. In questi casi è indicato associare alla procedura di innesto del seno mascellare una ricostruzione ossea di tipo onlay (Adell et al. 1990; Keller et al. 1994; Astrand et al. 1996; Lundgren et al. 1997; van Steenberghe et al. 1997; Chiapasco et al. 1999; Jemt & Lekholm 2003; Nystrom et al. 2004) allo scopo di ottimizzare il risultato clinico sia da un punto di vista funzionale che estetico. In accordo con le molte classificazioni proposte negli anni da diversi Autori (Chiapasco, 2008; Wang, 2008; Simion, 2004) sono stati sviluppati differenti protocolli chirurgici rivolti alla terapia delle atrofie mascellari combinate. Il presente caso clinico descrive il protocollo chirurgico per il trattamento di un'atrofia mascellare di "Classe D" secondo la classificazione proposta da Chiapasco (Chiapasco, COIR 2008) consistente in un rialzo del seno mascellare per via laterale associato a un innesto di osso autologo in blocco prelevato dalla sinfisi mentoniera. Conclusioni: L'associazione tra una procedura di rialzo del seno mascellare per via laterale e un innesto di osso autologo in blocco prelevato dalla sinfisi mentoniera è considerata una soluzione sicura e predicibile per laterapia chirurgica delle atrofie mascellari combinate.
  24. Introduzione: La procedura di rialzo del seno mascellare rappresenta solo una parte del piano di trattamento chirurgico quando l' atrofia ossea è conseguente a un processo di iperpneumatizzazione del seno mascellare oltre che a un riassorbimento della cresta ossea in senso orizzontale e/o verticale; questa particolare situazione prende il nome di atrofia mascellare combinata. In questi casi è indicato associare alla procedura di innesto del seno mascellare una ricostruzione ossea di tipo onlay (Adell et al. 1990; Keller et al. 1994; Astrand et al. 1996; Lundgren et al. 1997; van Steenberghe et al. 1997; Chiapasco et al. 1999; Jemt & Lekholm 2003; Nystrom et al. 2004) allo scopo di ottimizzare il risultato clinico sia da un punto di vista funzionale che estetico. In accordo con le molte classificazioni proposte negli anni da diversi Autori (Chiapasco, 2008; Wang, 2008; Simion, 2004) sono stati sviluppati differenti protocolli chirurgici rivolti alla terapia delle atrofie mascellari combinate. Il presente caso clinico descrive il protocollo chirurgico per il trattamento di un'atrofia mascellare di "Classe D" secondo la classificazione proposta da Chiapasco (Chiapasco, COIR 2008) consistente in un rialzo del seno mascellare per via laterale associato a un innesto di osso autologo in blocco prelevato dalla sinfisi mentoniera. Conclusioni: L'associazione tra una procedura di rialzo del seno mascellare per via laterale e un innesto di osso autologo in blocco prelevato dalla sinfisi mentoniera è considerata una soluzione sicura e predicibile per laterapia chirurgica delle atrofie mascellari combinate. un saluto Giacomo Tarquini
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