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  1. INTRODUZIONE: La chirurgia endodontica rappresenta l’intervento di elezione quando non è possibile curare un dente con una lesione apicale mediante terapia endodontica ortograda attraverso la corona del dente, oppure quando l’intervento di devitalizzazione, sebbene ben eseguito non ha portato alla guarigione della lesione apicale. Una delle indicazioni all'intervento è rappresentata anche dalla presenza di perni cementati nella radice. in alcuni casi il tentativo di rimuovere il perno potrebbe provocare la frattura della radice, evento che condurrebbe all’estrazione del dente. In questi casi per evitare la frattura radicolare, si preferisce trattare il dente chirurgicamente. Viene presentato un caso clinico di chirurgia endodontica su un molare mandobolare eseguito interamente con l'ausilio di un dispositivo ad ultrasuoni. CASO CLINICO: CONCLUSIONI: La possibilità di impiegare un dispositivo piezoelettrico in chirurgia endodontica si rivela di particolare utilità, specialmente nei settori mandibolari posteriori dove, per via della particolare posizione spaziale, l'accesso agli apici radicolari non è sempre facile: le ridotte dimensioni degli inserti, nonchè le proprietà di taglio selettivo e di cavitazione costituiscono un valido ausilio per l'operatore. un saluto Giacomo Tarquini
  2. Viene presentato un caso di impianto postestrattivo immediato in sede 2.4 associato a espansione del setto interradicolare e procedura di preservazione dei volumi alveolari Situazione clinica preoperatoria Chirurgia estrattiva Preparazione ultrasonica del sito implantare sfruttando il setto interradicolare Inserimento implantare associato a procedura di preservazione dei volumi alveolari Provvisorizzazione immediata Finalizzazione protesica Riferimento bibliografico un saluto Giacomo Tarquini
  3. Viene presentato una caso clinico di atrofia ossea orizzontale in mandibola posteriore risolto mediante espansione di cresta ("split-crest" technique) e inserimento contestuale di un impianto endosseo. L'atrofia trasversale del segmento edentulo controindica l'inserimento di un impianto (aspetto buccale) L'atrofia trasversale del segmento edentulo controindica l'inserimento di un impianto (aspetto occlusale) Le indagini radiologiche di 1° e 2° livello confermano la diagnosi clinica di atrofia ossea orizzontale (Classe 1 sec. Seibert) Sollevamento di un lembo a spessore totale Le osteotomie sono eseguite mediante inserti ad ultrasuoni montati su manipolo piezoelettrico Riferimento bibliografico Dislocazione del segmento osseo in direzione buccale mediante espansori/compattatori a vite Al termine della fase di espansione si evidenzia un sensibile aumento dei diametri trasversi Viene programmato l'inserimento di un impianto cilindrico 3,0 x 10 mm. (protocollo chirurgico) Preparazione del tunnel implantare mediante frese con stop di sicurezza Inserimento implantare Sutura in polyamide 5/0 Radiografia intraorale postoperatoria Guarigione dei tessuti molli Esposizione dell' impianto e inserimento di un healing abutment Protesi definitiva in metallo-ceramica Riferimento bibliografico un saluto Giacomo Tarquini
  4. Viene descritto un caso clinico di impianto endosseo migrato nel seno mascellare successivamente al suo inserimento Immagine clinica della situazione preoperatoria Esami radiografici di 1° e 2° livello evidenziano il posizionamento dell' impianto migrato in prossimità del C.O.M. Esposizione della faccia antero-laterale del mascellare e creazione di una botola ossea per consentire un accesso al seno mascellare di tipo Caldwell-Luc La botola ossea viene progressivamente ampliata per facilitare il ritrovamento dell' impianto Individuazione e rimozione dell' impianto migrato Sutura del lembo nucoperiosteo con monofilamento e plurifilamento di tipo riassorbibile Riferimenti bibliografici un saluto Giacomo Tarquini
  5. Viene presentato un caso clinico di implantologia post-estrattiva immediata associata a Rigenerazione Ossea Guidata (GBR). Estrazione di elemento 2.3 per frattura radicolare con dispositivo piezoelettrico L' alveolo post-estrattivo evidenzia un' ampia deiscenza con fenestrazione della parete buccale: è indicato l' inserimento implantare associato a una tecnica di rigenerazione ossea guidata (GBR) Inserimento di impianti in sede 2.3 e 2.4 Vantaggi dell' inserimento implantare con dispositivo piezoelettrico: riferimenti bibliografici E' evidente un' ampia esposizione dell' impianto inserito in sede 2.3 Razionale biologico della GBR: riferimenti bibliografici Allocazione di una membrana riassorbibile in pericardio e innesto di biomateriale eterologo La membrana viene riflessa sul versante buccale e fissata stabilmente con pins in titanio Sutura in PTFE 4/0 Controllo radiografico postoperatorio Aspetto dei tessuti al momento del rientro chirurgico Gestione dei tessuti molli peri-implantari Al sollevamento del lembo è evidente una completa rigenerazione ossea peri-implantare Confronto tra situazione pre e post-operatoria Inserimento di healing abutments e sutura in PTFE 4/0 Fasi di condizionamento tissutale Protesi definitiva in metallo - ceramica e controllo radiografico a 6 mesi un saluto Giacomo Tarquini
  6. Viene presentato un caso di atrofia ossea in mandibola anteriore risolto con una tecnica di espansione ossea orizzontale ("split-crest technique") Immagini preoperatorie Le indagini radiografiche di 2° livello evidenziano un'atrofia ossea di moderata entità Incisione e sollevamento di un lembo trapezoidale a spessore totale Riferimenti bibliografici Le osteotomie vengono eseguite mediante inserti ad ultrasuoni dedicati Espansione orizzontale della cresta ossea Inserimento di due impianti endossei Una membrana in collagene è posizionata sulla cresta ossea marginale Riferimenti bibliografici La detensione del lembo è eseguita mediante un tagliente Bard-Parker N° 15C Riferimenti bibliografici Sutura eseguita in poliestere 4/0 Riferimenti bibliografici Aspetto dei tessuti molli al termine di un adeguato periodo di guarigione Esposizione degli impianti osteointegrati Lembo posizionato apicalmente Riferimenti bibliografici Sutura ad ancoraggio periostale Riferimenti bibliografici Protesi definitiva in metallo-ceramica Immagini del follow-up a 3 e 5 anni Riferimenti bibliografici Per ulteriori approfondimenti: CLICCA QUI
  7. Giacomo Tarquini

    Terapia Delle Recessioni Gengivali

    Viene presentato un caso di recessione gengivale singola su elemento 1.3 associato a erosione cervicale non cariosa (NCCL). Restauro conservativo (componente coronale della NCCL) Incisione e sollevamento di un lembo trapezoidale a spessore variato "split-full-split" (Zucchelli, J Clin Period 2003)
  8. Un breve videoclip che illustra un caso clinico di un esteso difetto intraosseo risolto mediante tecnica di preservazione semplificata della papilla interdentale (SPPF) https://youtu.be/pOHbvrOMCaM Un saluto Giacomo Tarquini
  9. Viene presentato il caso clinico di una profonda lesione intraossea che coinvolge l' elemento 3.5 risolta mediante Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) con impiego di una membrana di tipo riassorbibile e un innesto di biomateriale di origine eterologa. Il profondo difetto si estrinseca prevalentemente sull' aspetto linguale: l' elemento presenta una mobilita' di grado 2 sec. Miller Sondaggio parodontale. aspetto linguale Sondaggio parodontale: aspetto buccale Esame rx endorale periapicale
  10. Cari Colleghi, viene presentato un caso di Rigenerazione Tissutale Guidata con rientro chirurgico a distanza di 6 mesi. Al termine della terapia parodontale iniziale, e dopo un adeguato periodo di rivalutazione, le condizioni dell' elemento 2.3 si presentano come segue: L' esame radiografico endorale evidenzia un profondo difetto intraosseo residuo sull' aspetto mesiale dell' elemento 2.3 All' esame CBCT (incidentalmente effettuato per altri motivi) e' possibile apprezzare meglio sia la profondita' che la morfologia del difetto verticale. Si rende pertanto necessaria una successiva fase chirurgica che consistera' in una Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR). Trattandosi di un difetto adiacente a una cresta edentula, la tecnica di elezione in questi casi e' denominata "Crestal Incision"; seguendo il link sottostante, e' possibile approfondire alcuni dettagli del protocollo chirurgico: Da notare che il difetto ha una morfologia poco favorevole. Riferimenti bibliografici: Per mezzo di strumenti manuali e inserti dedicati ad ultrasuoni viene eseguito il debridement della lesione e la decontaminazione della superficie radicolare. A proposito dell'impiego di inserti ad ultrasuoni espressamente dedicati al debridement dei difetti intraossei, seguendo questo link è possibile accedere all'articolo recentemente pubblicato sull' ultimo numero della rivista Dental Tribune: http://www.dental-tribune.com/articles/specialities/general_dentistry/35302_rigenerazione_tissutale_guidata_gtr_in_difetti_parodontali_profondi.html Viene preparato un innesto composito costituito da biomateriale di origine eterologa miscelato ad una piccola quantita' di osso autologo in chips (70%:30%). Considerata la morfologia del difetto, viene selezionata una membrana in pericardio. L' innesto composito viene posizionato all' interno del difetto. La membrana viene riflessa buccalmente a copertura del biomateriale e fissata stabilmente mediante pins in titanio. Sutura crestale a punti staccati in PTFE 4-0. Aspetto dei tessuti molli al termine della guarigione (6 mesi) in visione occlusale. Esame radiografico endorale di controllo che evidenzia il completo riempimento del difetto intraosseo. Aspetto dei tessuti molli sull' elemento 2.3 al termine della guarigione (6 mesi). I sondaggi parodontali confermano clinicamente la completa risoluzione del difetto. In occasione della scopertura dei due impianti inseriti in zona 2.2 e 2.1 si decide di constatare direttamente l' effettiva riuscita della procedura di rigenerazione tissutale (nell' immagine, il S. Tommaso di Caravaggio... ) Al sollevamento del lembo e' effettivamente possibile apprezzare la presenza di abbondante tessuto neoformato che riempie completamente la precedente lesione intraossea. Raffronto clinico tra la situazione pre- e post-operatoria. Un saluto Giacomo
  11. Viene presentato un caso di gestione di una complicanza intraoperatoria occorsa durante la rimozione di un impianto fratturato in mandibola Esame radiografico endorale che attesta la frattura dell' impianto endosseo inserito nel 3° quadrante Foto intraoperatoria dell' area edentula Viene sollevato un lembo a spessore totale La rima di frattura implantare è allocata caudalmente alla cresta ossea edentula Viene impiegato un estrattore per impianti allo scopo di svitare e rimuovere la fixture Dopo aver iniziato il movimento di svitamento in senso antiorario, l' estrattore si frattura a qualche mm. dall' apice, obliterando completamente la cava implantare e rendendo di fatto impossibile l' ingaggio di un altro estrattore Viene quindi decisa la rimozione estemporanea dell' impianto fratturato mediante un dispositivo piezoelettrico Riferimenti bibliografici: http://epaper.dental-tribune.com/dti/4f196b765a93e/#/26 Gli inserti piezoelettrici vengono utilizzati in successione fino al completamento dell' osteotomia peri-implantare Rispetto all' alternativa rappresentata dalla rimozione con frese carotatrici, l' impiego di inserti piezoelettrici è piu' conservativo, consente una guarigione ossea in tempi piu' rapidi, è piu' sicuro e soprattutto meglio tollerato dal paziente Immagini relative alla rimozione implantare Immagine intraoperatoria del difetto osseo conseguente alla rimozione Viene eseguita la rigenerazione del difetto residuo con un biomateriale di scelta La ferita chirurgica viene suturata con punti staccati a cerchio Aspetto occlusale della sutura a punti staccati in PTFE 4/0 Il frammento dell' estrattore fratturato è visibile all' interno dell' impianto rimosso Esame radiografico endorale di controllo Riferimenti bibliografici Va infine sottolineato come la procedura di espianto sia generalmente vissuta dal paziente in maniera piuttosto negativa trattandosi, in ultima analisi, di un atto chirurgico posto in essere per rimediare a un fallimento: avere a disposizione una tecnologia che permetta di elevare il livello di predicibilità, migliorare in maniera sensibile il decorso postoperatorio e al contempo diminuire ogni possibile fonte di disagio intraoperatorio (ad esempio vibrazioni prodotte da strumenti rotanti tradizionali) contribuisce sicuramente a migliorare la compliance del paziente verso questo tipo di procedure chirurgiche Un saluto Giacomo Tarquini
  12. Di seguito viene presentato un caso di impianto postestrattivo immediato con inserimento di una corona provvisoria contestualmente alla seduta chirurgica; questo tipo di approccio e' stato scelto per soddisfare le esigenze estetiche e funzionali del paziente (nonche' Collega) riducendo a zero il periodo di edentulia parziale. A causa di un corpo estraneo accidentalmente presente nel bolo alimentare, il paziente andava incontro a frattura verticale dell' elemento 1.4 La frattura verticale poneva indicazione per l' estrazione dentaria; per evitare di aggravare l' inevitabile contrazione dell' alveolo, la stessa viene eseguita senza elevare alcun lembo Sempre allo scopo di preservare al massimo il tessuto osseo residuo, l' odontotomia viene praticata con un inserto piezoelettrico dedicato, montato su manipolo a ultrasuoni
  13. Viene presentato un caso clinico di impianto post-estrattivo immediato per sostituire un primo molare inferiore, interessato da una lesione della forcazione radicolare di Grado 3 sec. Hamp & Nyman La presenza di una lesione della forcazione radicolare peggiora drasticamente la prognosi dell' elemento dentario coinvolto Dopo aver discusso con il paziente le possibili alternative terapeutiche, viene programmato un impianto post-estrattivo immediato Separazione delle radici dentarie mediante dispositivo piezoelettrico Il setto interradicolare, opportunamente sfruttato, è utile per aumentare la stabilità primaria dell' impianto Preparazione del tunnel implantare al centro del setto interradicolare mediante inserti di diametro progressivo montati su manipolo piezoelettrico Inserimento di un impianto osteointegrato di tipo "bone level" al centro del setto interradicolare Al fine di preservare i volumi ossei sia in senso verticale che trasversale, il gap peri-implantare viene innestato con un biomateriale di origine eterologa L' alveolo viene protetto con una matrice collagenica tridimensionale, suturata mediante un punto a materassaio orizzontale incrociato (o punto a "X") Controllo radiografico postoperatorio mediante RX periapicale Aspetto dei tessuti duri e molli al termine di un adeguato periodo di guarigione È evidente la conservazione della dimensione orizzontale nel sito post-estrattivo Ricostruzione protesica definitiva in metallo-ceramica Controllo radiografico mediante RX periapicale Follow-up a 12 mesi Conclusioni: il mantenimento di un elemento pluriradicolato tramite procedure di chirurgia ossea - resettiva rappresenta una scelta terapeutica senza dubbio più impegnativa rispetto alla soluzione implanto-protesica, relativamente alle risorse impiegate, ai tempi di riabilitazione e ai costi: questa valutazione deve essere necessariamente fatta alla luce di tutti gli aspetti clinici ed extra-clinici legati alla gestione del paziente Per ulteriori approfondimenti: CLICK HERE un saluto Giacomo Tarquini
  14. Viene presentato un caso clinico di impianto post-estrattivo immediato associato a procedura di GBR con membrana intenzionalmente esposta. Immagine clinica preoperatoria dell' elemento 1.7 che evidenzia l' ampio coinvolgimento della forcazione buccale (Grado 2) Esami radiografici pre-operatori Dopo aver vagliato tutte le possibili alternative terapeutiche, si decide per l' estrazione dell' elemento 1.7 e la sua sostituzione con un impianto immediato Il sollevamento del lembo consente di evidenziare la lesione della forcazione radicolare Estrazione atraumatica mediante dispositivo piezoelettrico Inserimento di un impianto post-estrattivo immediato: mediante inserti piezoelettrici dedicati è possibile sfruttare il residuo setto inter-radicolare per ottenere una soddisfacente stabilità primaria L' ampia esposizione della superficie implantare indica una procedura di GBR (particolare della membrana in pericardio) Inserimento di un biomateriale di origine eterologa Fissaggio della membrana mediante pins in titanio Al fine di limitare la morbilità post-operatoria conseguente alla mobilizzazione del lembo (necessaria al raggiungimento di una chiusura per prima intenzione) la membrana viene lasciata intenzionalmente esposta (Lazzara, IJPRD 1989) Riferimenti bibliografici Follow-up radiografico (post-operatorio) Aspetto dei tessuti molli al termine della guarigione (6 mesi) Corona protesica definitiva in situ un saluto Giacomo Tarquini
  15. Viene presentato un caso di rimozione di un impianto fratturato per mezzo di un dispositivo piezoelettrico con la descrizione del relativo protocollo chirurgico. Paziente donna ASA 1 si presenta all' osservazione lamentando la frattura di un impianto endosseo precedentemente inserito e protesizzato. All' EO si evidenzia una monoedentulia in corrispondenza dell' elemento 2.7 Le indagini radiografiche di 2° livello evidenziano la frattura del corpo implantare associata ad un riassorbimento di tipo crateriforme (Classe E sec. Schwarz). Inoltre, l' apice implantare e' procidente all' interno del seno mascellare. La fistolografia rende visibile un tramite con secrezione purulenta che dalla cresta edentula arriva al livello della cresta ossea. Viene elevato un lembo a spessore totale con un' incisione crestale anticipata palatalmente. Il protocollo chirurgico, cosi' come precedentemente descritto, prevede l' impiego consecutivo di due differenti tipologie di inserto piezoelettrico: un primo inserto di forma appuntita serve alla creazione di un solco - guida all' interno del quale verra' inserito un inserto carotatore. Riferimento bibliografico: G. Tarquini Rimozione di impianti endossei fratturati con l’ ausilio di un dispositivo piezoelettrico: descrizione di un caso clinico. Implants Italia Vol. 0/2012 - Gennaio 2012 Azione del primo inserto per la creazione del solco - guida L' azione del primo inserto (solco circumferenziale) e' evidenziata all' interno dal cerchio di colore azzurro. Una volta creato il solco circumferenzialmente al corpo implantare, e' possibile utilizzare l' inserto carotatore, che viene spinto con un leggero movimento di rotazione e contro-rotazione sino al livello dell' apice implantare. In questo caso, poiche' l' impianto e' procidente nel seno mascellare, la parte terminale dell' inserto prendera' inevitabilmente contatto direttamente con la membrana di Schneider: e' pertanto di fondamentale importanza procedere con la massima delicatezza onde evitare lacerazioni involontarie della membrana sinusale. Al termine di questo tempo operatorio, il corpo implantare sara' completamente clivato dalla compagine ossea e avra' una mobilita' sufficiente ad essere lussato con una leva dritta e rimosso in toto. Prima del successivo tempo operatorio, la paziente viene sottoposto alla manovra di Valsalva per intercettare la presenza di possibili COA; in questo caso, la manovra ha dato esito negativo. La cripta ossea residua viene tamponata con una spugna in collagene allo scopo di stabilizzare il coagulo ematico. L' ultimo tempo chirurgico prevede una sutura a punti staccati in poliestere 4/0 Il controllo radiografico postoperatorio dimostra la rimozione in toto del corpo implantare e il mantenimento dell' integrita' del pavimento del seno mascellare senza la creazione di una COA, evenienza sempre possibile in simili circostanze. Conclusioni: un saluto Giacomo Tarquini
  16. Un breve filmato che illustra il protocollo di inserimento di un impianto postestrattivo immediato con preservazione dei volumi alveolari: https://www.youtube.com/watch?v=AeocUIO4tSQ un saluto Giacomo Tarquini
  17. La chirurgia ossea - resettiva si propone come una metodica ben documentata, sicura e altamente predicibile nell’ eliminazione dei difetti ossei e nella correzione dell' anatomia crestale mediante l’ uso combinato di ostectomia e osteoplastica al fine di ripristinare una morfologia ossea fisiologica, sebbene ad un livello piu’ apicale: essa fu introdotta intorno alla meta’ degli Anni ’40 da Schluger e i suoi principi successivamente ripresi e diffusi da altri Autori. Il video illustra una procedura di osteoplastica interdentale eseguita tra gli elementi 4.6 e 4.7: https://www.youtube.com/watch?v=0XxRC3rC8T8 Per approfondimenti sulla tecnica chirurgica rimando al testo di riferimento: un saluto Giacomo Tarquini
  18. Un breve videoclip che illustra un caso clinico di inserimento implantare mediante inserti piezoelettrici dedicati: https://www.youtube.com/watch?v=izAYCLCI8PE Un saluto Giacomo Tarquini
  19. L' inserimento di un impianto postestrattivo nelle zone latero-posteriori ha sempre costituito argomento di acceso dibattito tra i clinici. Tra i vantaggi che e' possibile ottenere da questo approccio sono riportati in letteratura la riduzione del numero di sedute chirurgiche, dei costi e del tempo totale di trattamento (Vandeweghe JOMR 2011). Oltre a questo, alcuni Autori riconoscono all' inserimento di un impianto postestrattivo una migliore outcome a livello estetico e una miglior preservazione dei tessuti duri e molli (Watzek IJOMI 1995, Schwartz-Arad JPeriodontol 1997). Di contro, va calcolato un aumento del rischio infettivo, una maggior difficolta' nel posizionamento protesicamente corretto dell' impianto, una maggior difficolta' nel raggiungimento della stabilita' primaria e una risposta dei tessuti duri e molli che nei biotipi sottili puo' essere difficilmente predicibile (Quirynen IJOMI 2007, De Rouck IJOMI 2008). Per diminuire l'incidenza di quest'ultimo fenomeno è sempre consigliabile innestare l' alveolo postestrattivo con un sostituto osseo allo scopo di contrastarne l'inevitabile contrazione. Di seguito, viene presentato un caso clinico di impianto postestrattivo in zona 1.6 associato a una procedura di mantenimento della cresta ossea. Un saluto Giacomo Tarquini

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